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Il Tesoro Usa vende il 30% di Aig «Rientrano i soldi dei contribuenti»

A giugno, l’amministratore delegato Robert Benmosche aveva anticipato già i tempi della exit strategy americana: «Entro un anno e mezzo, forse prima, il Tesoro Usa uscirà dal capitale», aveva detto. Ora la nuova tappa nel disimpegno dell’amministrazione americana da una delle società simbolo della crisi finanziarie del 2008 sembra rispettare la tabella di marcia.
Il governo Usa vende 18 miliardi di dollari di azioni del colosso assicurativo e compie un passo dal forte valore simbolico, scendendo per la prima volta sotto il 50% e diventando così azionista di minoranza della società. Nell’ambito di questa operazione, che sarà coordinata da Citigroup, Deutsche Bank e Goldman Sachs, Aig dovrebbe acquistare fino a cinque miliardi dei titoli detenuti dal Tesoro. Il governo prevede inoltre di dare il via alla vendita di una quota ulteriore di 2,7 miliardi di azioni nel caso ci sia un eccesso di offerta.
A fare luce sulla scelta dell’amministrazione Obama è stato il portavoce della Casa Bianca Jim Carney, che ha spiegato che la cessione «rientra negli sforzi per recuperare i soldi dei contribuenti», aggiungendo che il presidente americano «è soddisfatto dell’avvio della chiusura dei programmi di emergenza avviati durante la crisi».
Una mossa importante per Obama, a meno di due mesi dal voto di novembre e mentre si va assottigliando sempre di più il divario con lo sfidante Mitt Romney.
La situazione finanziaria del gruppo è sensibilmente migliorata in questi anni e l’azienda ha chiuso il secondo trimestre con un utile di 2,3 miliardi di dollari dopo gli 1,8 dei primi tre mesi. Corsa al rialzo anche per il titolo a Wall Street, cresciuto del 47% dall’inizio di gennaio.
L’uscita del governo da American International Group ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi, da un 92% di partenza quattro anni fa, e con l’ultima cessione il Tesoro dovrebbe attestarsi attorno al 23%, dal 53% precedente.
Il salvataggio di Aig, uno dei simboli delle crisi finanziaria del 2008, era costato alla casse pubbliche americane 182 miliardi di dollari, 68 dal Tesoro e 114, in parte sotto forma di prestiti dalla Federal Reserve. Una scelta duramente contestata anche dal capo della Fed Ben Bernanke che aveva però dovuto ammettere che «le autorità non avevano scelta» e contro il quale si era scagliato anche il presidente Barack Obama nel 2008, puntando il dito contro i superbonus da 165 milioni di euro erogati dall’azienda ai manager al punto da spingere il presidente a chiedere al proprio segretario al Tesoro Timothy Geithner di usare tutte le strade a sua disposizione per bloccarli.
Ma il progressivo disimpegno dal colosso assicurativo è soltanto un fronte della partecipazione del Tesoro usa nelle società entrate in crisi nel 2008.
Resta ancora da sciogliere ad esempio il nodo due altri importanti salvataggi, quelli delle banche Freddie Mac e Fannie Mac, per le quali il governo non ha ancora delineato una exit strategy.
Intanto ieri giornata in flessione in borsa per il titolo assicurativo che a Wall Street ha perso dall’inizio della seduta circa un punto percentuale.

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