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Il Tesoro Usa esce da General Motors

I repubblicani l’avevano ribattezzata ironicamente “Government motors”, criticando il salvataggio voluto da Barack Obama e la partecipazione dello stato nel capitale sociale del colosso di Detroit. Ma a meno di quattro anni da una crisi che rischiava di uccidere l’industria dell’auto americana, con una perdita di un milione di posti di lavoro, le tre Big di Detroit sono in piena ripresa e la General motors torna interamente nelle mani dei privati.
Entro la fine del 2013, infatti, secondo un accordo annunciato ieri, la società ricomprerà dal Tesoro 200 milioni di azioni Gm pagando 5,5 miliardi di dollari, cioè una cifra del 7,9 per cento superiore alle quotazioni di venerdì del titolo a Wall Street. L’acquisto farà scendere la partecipazione dello stato dal 26,5 al 19 per cento del capitale societario. Poi, dall’inizio dell’anno prossimo, e per un arco di 12-15 mesi (in modo da poter approfittare di un rafforzamento delle quotazioni), il Tesoro venderà direttamente sul mercato le altre 300 milioni di azioni rimaste in suo possesso.
«Si tratta di un accordo importante », ha subito commentato il presidente e chief executive della Gm, Dan Akerson, «perché suggella il successo del salvataggio dell’auto, toglie di mezzo la percezione di una proprietà pubblica della nostra società e conferma la fiducia nei progressi e nel futuro della General motors». L’acquisto del pacchetto azionario del Tesoro si rifletterà sui conti trimestrali della Gm, ma non intaccherà la solidità finanziaria del gruppo che, secondo il direttore finanziario Dan Ammam, ha 38 miliardi di dollari di liquidità.
La Casa Bianca ha aiutato la Gm versando nel 2009 per la sua ristrutturazione circa 50 miliardi di dollari provenienti dal Tarp (Troubled asset relief program), il fondo di 700 miliardi di dollari (ma di cui ne sono stati spesi solo 418) approvato dal Congresso per fronteggiare l’impatto della crisi soprattutto nel sistema bancario. Molti contribuenti temevano che sarebbe stata una spesa a fondo perduto. Invece il governo è già riuscito a recuperare 381 miliardi di dollari, cioè il 90 per cento dell’importo complessivo. E’ molto probabile, però, che non riesca a riavere l’intero ammontare della Gm.
Per far pareggiare i conti, il Tesoro dovrebbe vendere l’anno prossimo le azioni a 69 dollari l’una, cioè a più del doppio delle quotazioni di ieri, peraltro schizzate in alto dopo l’annuncio dell’accordo (+8 per cento). E’ dunque una prospettiva poco realistica. D’altra parte il ministro del tesoro Tim Geithner è riuscito a guadagnare bene con altri investimenti-salvataggio. La settimana scorsa, ad esempio, ha completato la vendita dei titoli della Aig — il gigante assicurativo che ottenne aiuti-record per 182 miliardi di dollari — incassando una plusvalenza di 22,7 miliardi.
«Il Tarp è sempre stato concepito come un programma temporaneo e di emergenza», ha ricordato ieri il sottosegretario al tesoro Timothy Massad, commentando l’accordo con la Gm. E ha aggiunto: «Il governo non dovrebbe mai avere partecipazioni in società private per periodi indefiniti». L’uscita dello Stato dalla Gm, dopo quella dalla Chrysler di Serrgio Marchionne annunciata vari mesi fa, chiude il capitolo del salvataggio pubblico di Detroit. Un intervento che Obama ha dovuto difendere dagli attacchi della destra, ma che si è rivelato prezioso non solo per le sorti dell’auto, ma anche per la sua rielezione alla Casa Bianca grazie al successo elettorale in Ohio e Michigan.

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