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Il Tesoro fa lo sconto ai crediti delle imprese “Entro l’estate paghiamo”

Sessanta miliardi, calcola Padoan. Circa 91 per Banca d’Italia. Almeno 100 secondo Confindustria. Tra i 120 e i 130, reputano gli artigiani della Cgia di Mestre. Appena 68 miliardi per Renzi, indicati in una delle famose slides del 12 marzo scorso, da sbloccare «entro luglio ». Poi diventato 21 settembre, giorno di San Matteo, e l’ammontare sceso a 50 miliardi, nel salotto di Porta a Porta.

Impegno suggellato dalla scommessa con Vespa. «Se ci riesce, vado a piedi da Firenze al santuario di Monte Senario», giurava il conduttore.
Ma chi ha ragione? Quanto valgono i debiti arretrati dello Stato con le imprese? In via Venti Settembre la scommessa viene data per vinta. Anche se sulle cifre, Padoan ora corregge Renzi. «Entro l’estate pagheremo tutti i 60 miliardi, la vera cifra da aggredire, di cui 52,5 di debiti commerciali e il resto fiscali », spiegano dal ministero dell’Economia. In realtà 47 miliardi erano stati stanziati dal governo Letta con i decreti 35 e 102 (di cui effettivamente pagati ai fornitori 24). Gli altri 13 miliardi da Renzi nel decreto Irpef, benché nella relazione tecnica del provvedimento se ne contino solo 11,4.
Il punto è un altro però. I 60 miliardi sono i debiti «certi, liquidi ed esigibili» maturati entro il 31 dicembre 2012. Mancano dunque tutti gli altri, dell’intero 2013 e del 2014. Quanti sono? «Lavori in corso, entro dicembre ne sapremo di più», filtra dal ministero. Il governo Renzi punta tutto sulla fatturazione elettronica, dal 6 giugno obbligatoria ma solo per le amministrazioni centrali (per gli enti locali dal marzo 2015). E sulla piattaforma per la certificazione dei crediti, affidata alla Sogei, operativa da luglio, sebbene 1.500 amministrazioni su 22 mila non si siano ancora registrate, nonostante le sollecitazioni. E sebbene manchi il decreto attuativo che fissa il tasso massimo di sconto praticabile dalle banche nella cessione dei crediti delle aziende e non sia stata ancora firmata la convenzione tra Abi e Cassa depositi e prestiti.
Il presidente di Confindustria Squinzi ieri è tornato sul tema: «Continueremo a batterci fino a quando i debiti non saranno integralmente smaltiti».
Ma non ha fornito cifre. Così come l’entourage di Padoan ricorda che la stima Bankitalia era difettosa per eccesso perché ricomprendeva i debiti non scaduti e quelli oggetti di contenzioso, in pratica i debiti fuori bilancio di Comuni e Regioni, il vero buco nero. Lì dove si annida con buona probabilità la differenza tra i 60 ora fissati da Padoan e i 90 o 100 miliardi delle altre valutazioni. Secondo quanto stimato da un gruppo di lavoro informale che si è riunito nell’ultimo anno e mezzo – costituito da rappresentanti di Bankitalia, Corte dei Conti, Confindustria, ministero Economia, Ragioneria generale, Autorità di vigilanza dei contratti pubblici – l’ammontare annuo di contratti stipulati dallo Stato, inteso come amministrazione centrale e locale, è pari a circa 130 miliardi. Mentre dalla contabilità nazionale emerge che la spesa per investimenti (opere pubbliche) e consumi intermedi è al massimo di 80 miliardi. Cos’è questa differenza? I debiti fuori bilancio fatti da sindaci e governatori. Il buco nero.
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