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Il Tesoro fa centro con il Btp a 30 anni

Un grande successo, un fattore di ottimismo, una mossa di grande tempismo: a botta calda, i commenti degli esperti del settore sono tutti positivi. Il nuovo arrivato nella numerosa famiglia dei titoli di Stato italiani, il Btp a trenta anni, è stato collocato ieri – dopo l’annuncio fatto la sera prima – e in una manciata di ore ha registrato quasi 13 miliardi di “prenotazioni” da parte degli investitori istituzionali. Il Tesoro ha deciso di collocarne 6 miliardi, assegnando i titoli ad un rendimento del 4,985%. «Una scelta ottimale per il mercato – spiega Luca Cazzulani, economista di Unicredit – perché lascia spazio, nei prossimi giorni, ad ulteriore domanda da parte degli operatori e nello stesso tempo è un ammontare significativo e soddisfacente di titoli, dal punto di vista del Tesoro».
Il Tesoro ha anche battuto la “concorrenza” della Spagna, che il giorno prima aveva collocato un’emissione di titoli a dieci anni: un doppio avvenimento che ha comportato un minimo di pressione di vendite sul mercato secondario ma poi in chiusura ieri lo spread Btp-Bund si è riportato appena sopra i 260 punti base (262) col tasso del Btp decennale al 4,01%.
La decisione di soddisfare un po’ meno della metà dei Btp richiesti dovrebbe significare anche che è stata soddisfatta la domanda di buona qualità, tendenzialmente meno propensa a scaricare sul mercato i titoli al primo segno di rialzi dei prezzi. Oggi il Tesoro comunicherà l’identikit di chi ha prenotato i nuovi Btp, generalmente fondi pensione e assicurazioni. Il nuovo titolo, che rappresenterà il benchmark nella sua categoria, ha scadenza primo settembre 2044, godimento primo marzo 2013 e tasso nominale annuo del 4,75%, pagato in due cedole semestrali. Il regolamento dell’operazione è fissato per il 22 maggio.
La particolare lunghezza di questo tipo di titolo ha spinto il Tesoro a scegliere – come del resto aveva fatto nelle precedenti occasioni – il metodo del collocamento mediante un sindacato di banche, costituito da cinque lead managers (Bnp Paribas, Citigroup, Deutsche bank, Ubs e Unicredit) mentre i restanti specialisti in titoli di Stato italiani hanno agito come co-lead.
Il Tesoro non emetteva nuovi trentennali dal settembre 2009, cioè da ben prima che partisse la fase più acuta della crisi finanziaria e dell’attacco ai nostri titoli di Stato. Che ora ritorni sul mercato con questo tipo di scadenze fa dunque ben sperare e, anche secondo gli osservatori, significa che la percezione di affidabilità dell’emittente Italia – anche all’estero – è decisamente migliorata. Inoltre, con questa mossa il Tesoro sta allungando la vita media del debito, che a fine aprile era pari a 6,47 anni mentre prima che si inasprisse la crisi finanziaria era di 7,3 anni. Un debito più lungo significa un debito più gestibile e una minore dipendenza dagli “strattoni” del mercato, in caso di turbolenze. Inoltre, un tasso nominale del 4,75% per trenta anni non è male, anche dal punto di vista del Tesoro: la prima emissione di Btp così lunghi, nel 1993, aveva una cedola del 9%.

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