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Il Tesoro al lavoro su un decreto per i primi 25 miliardi ai ministeri

La prima tranche del Recovery Fund si avvicina alle casse del Tesoro italiano. Un assegno da circa 25 miliardi, il famoso anticipo del 13 per cento sui complessivi 191,5 miliardi in sei anni garantiti dal Next Generation Eu, è pronto ad essere speso.Al ministero del Tesoro Daniele Franco è già pronto a scrivere il decreto che distribuirà tra i vari ministeri le risorse che stanno arrivando. Il trasferimento dei fondi potrebbe partire già il 13 luglio, appena l’Ecofin avrà formalizzato l’approvazione definitiva del Recovery Plan italiano, anche se è possibile che si debba attendere qualche giorno di più e forse mettere in conto un pagamento in due rate.La potenza di fuoco in termini di investimenti pubblici, tra risorse europee e i 30 miliardi del “Fondone” finanziati con debito pubblico, non si è mai vista in Italia. L’obiettivo è quello di rilanciare l’economia che lo scorso anno, causa Covid, è precipitata di quasi il 10 per cento e che deve riprendere a crescere a tutti i costi. Draghi e Conte, e tutto il governo, contano che il Pnrr nel 2026 avrà aggiunto al Pil 3,6 punti rispetto allo scenario in assenza dell’intervento europeo.Su questa crescita, qualificata da digitalizzazione e transizione ecologica, idrogeno, edifici a bassa emissione di CO 2 , strade e alta velocità ferroviaria, si gioca la sfida delle prossime settimane. Gli occhi dovranno tuttavia essere puntati sul Parlamento dove, prima dell’estate, si giocherà la partita decisiva: quella delle riforme per far decollare il Recovery Plan.Due i decreti decisivi che rappresentano il minimo sindacale per abbassare la bandierina: il primo è quello della cosiddetta governance che istituisce una cabina di regia a geometria variabile a Palazzo Chigi, insieme ad altri due livelli tecnici di cui uno incastonato al Tesoro.Il provvedimento è alla Camera: si prevede un passaggio non complicato e una lettura formale al Senato. Dunque potrà essere portato a casa dal governo prima dell’estate.A Montecitorio c’è anche il decreto semplificazioni, e per questo provvedimento – come per il precedente – si prevede una lettura di fatto unicamerale, ma i temi sono più scivolosi e potrebbero creare tensioni in aula: a partire dalla modifica della disciplina sugli appalti, dalla proroga delle norme che cercano di evitare la “paura della firma” da parte dei burocrati e dalla sovrintendenza unica nazionale. In campo anche la riforma della pubblica amministrazione: decisiva per la partenza del Recovery soprattutto in Comuni e Regioni ai quali servirebbero risorse per gestire la fase di transizione. L’obiettivo è che almeno il Senato approvi il provvedimento prima della sosta di agosto per poi chiudere a settembre.Certo la partita è grossa e i numeri che contribuiranno al rimbalzo del Pil fin da quest’anno oltre il 5 per cento, sono rilevanti. In tutto, compreso il “Fondone”, siamo a 235 miliardi: la posta maggiore, pari a circa 70 miliardi andrà alla transizione verde, dove sono riposte le maggiori aspettative (economia circolare, idrogeno, riqualificazione energetica degli edifici, tutela del territorio). In seconda posizione la digitalizzazione, con circa 50 miliardi, che serviranno per il salto tecnologico di imprese e pubblica amministrazione. Segue, al terzo posto la ricerca, con quasi 34 miliardi.Al quarto la mobilità sostenibile e le infrastrutture per 31,5 miliardi (di cui 28 destinati all’alta velocità ferroviaria) e alla manutenzione delle strade. Poi la coesione e le politiche del lavoro: quasi 30 miliardi per politiche attive, infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore.Infine la salute, 20 miliardi, per potenziare l’assistenza di prossimità, l’innovazione e la telemedicina.

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