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Il termometro dei Cds e la «febbre» degli istituti

In tempi di turbolenze sui mercati gli investitori vanno a caccia di beni rifugio. Titoli di Stato di Paesi considerati più solidi o comunque ad alto rating come la Germania, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti. Oppure valute come lo yen giapponese o l’intramontabile oro. Ma c’è un’altro indicatore che segnala l’urgenza degli investitori di trovare una qualche protezione da conseguenze inattese. È il ricorso ai derivati la cui funzione è spesso quella di controbilanciare in qualche modo il rischio di un investimento. Il caso più tipico è quello dei credit default swap, strumenti quotati il cui obiettivo è fornire una copertura contro il rischio fallimento del soggetto che ha emesso il titolo obbligazionario che ho in portafoglio. Praticamente delle polizze di assicurazione sul rischio default che, come tali, hanno un prezzo che è direttamente proporzionale al rischio per cui ci si deve assicurare. Una caratteristica che li rende un efficace termometro del rischio percepito dai mercati. Un termometro che in questo turbolento avvio del 2016 segnala febbre alta. Soprattutto nel caso del settore finanziario. Gli indici Itraxx Europe CDS Financials Senior e Itraxx Europe Cds Financial Subordinated, che monitorano le quotazioni dei cds sui bond senior e subordinati di un paniere di 25 tra le maggiori banche e assicurazioni in Europa, hanno registrato una fortissima impennata con rialzi del 70% e dell’84% rispettivamente da inizio anno. Una fiammata che li ha riportati sui livelli di fine 2013. Il trading su questi strumenti si è fortemente intensificato con scambi giornalieri che hanno toccato un valore giornaliero di 6 miliardi di dollari nella seduta di lunedì.
Sotto stress sono finite le banche italiane. In particolare sulle obbligazioni senior delle banche più fragili. Ad oggi per assicurarsi dal rischio default sulle obbligazioni subordinate di Mps a scadenza di un anno bisogna pagare un premio di 2700 punti base. Vale a dire il 27% del valore assicurato. La curva dei Cds sul debito subordinato di Mps è invertita. Si paga di più a coprirsi dal rischio a breve termine che sul lungo termine, dato che il clou del rischio è percepito in questa fase convulsa dove non è ancora chiaro se e come ci sarà un compratore per la banca di Siena.
Ma il discorso non riguarda solo le banche italiane. Diverse grandi banche straniere hanno registrato forti impennate nei prezzi dei cds. I cds sui subordinati Deutsche Bank a 5 anni da inizio anno sono saliti del 146% e viaggiano a poca distanza dai massimi storici di novembre 2011. Il movimento al rialzo dei Cds è di fatto scattato quasi in automatico con l’inizio dell’anno che coincide con il varo del bail in europeo ed è evidente che la fiammata è stata più intensa sui Cds a copertura delle obbligazioni subordinate, uno dei primi asset a venir toccato subito dopo l’equity e gli ibridi di capitale. La fiammata verso l’alto degli spread dei Cds sul debito subordinato (per indice Itraxx Financial Sub a 5 anni da 155 di fine 2015 a 297 di ieri) ha seguito di pari passo l’affondamento dei titoli bancari europei in Borsa, con l’indice Stoxx bancario caduto da inizio anno di oltre un quarto del suo valore e con molte banche del paniere che sono precipitate in poco meno di 40 giorni addirittura di percentuali che superano il 40% della loro capitalizzazione. Più si perde valore sul mercato, più i Cds volano verso l’alto.

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