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Il tax rate taglia il prelievo sulla controllata black list

Un tax rate superiore al 50% rispetto a quello italiano consente di disapplicare il prelievo integrale sui dividendi della controllata in un Paese black list. Il livello complessivo della tassazione va calcolato considerando anche le imposte contestate dall’amministrazione finanziaria straniera e oggetto di contenzioso. L’inammssibilità dell’interpello da parte delle Entrate equivale a una risposta negativa e quindi può essere impugnata davanti al giudice tributario. È quanto emerge dalla sentenza 398/13/2013 della Ctp di Roma (presidente Villani, relatore Danieli).
La vicenda scaturisce da un interpello presentato all’Agenzia da una società produttrice di giocattoli per disapplicare la tassazione integrale dei dividendi (applicazione dell’aliquota Ires su tutto l’importo e non soltanto sul 5%) della controllata con sede a Hong Kong. La Direzione centrale ha ritenuto inammissibile l’istanza in quanto le argomentazioni utilizzate sono alla base di contestazioni mosse dalla Guardia di Finanza in occasione di precedenti controlli fiscali e la circolare 32/E/2010 ha evidenziato come fosse sbarrata la strada agli interpelli «che interferiscono con l’esercizio dei poteri accertativi, riguardando fattispecie già sottoposte a controllo».
La Ctp ha accolto il ricorso contro l’inammissibilità perché ha riconosciuto che l’interpello – pur se presentato secondo la procedura stabilita dall’articolo 11 della legge 212/2000 (Statuto del contribuente) – è rinconducibile nell’alveo di quelli disapplicativi, perché finalizzato a evitare l’intero ammontare dei dividendi della controllata black list concorresse al reddito d’impresa. Un’istanza ritenuta «obbligatoria» e da cui «deriva un effetto diretto e immediato sul carico fiscale del contribuente – si legge in motivazione – quindi non può essergli negata, nell’esercizio del diritto di ottenere la corretta quantificazione dell’onere tributario, un’eventuale tutela giurisdizionale».
Entrando nel merito della vicenda, dopo aver chiesto un parere a un consulente tecnico d’ufficio, il collegio ha riconosciuto che nell’arco di tutto il periodo di possesso della partecipazione la controllata di Hong Kong abbia scontato una tassazione superiore al 50% rispetto a quella che avrebbe subito se fosse stata residente in Italia. Così la Ctp ha, di fatto, esteso la disciplina prevista per le controllate in Paesi non ritenuti paradisi fiscali dall’ordinamento italiano anche a quelle black list. Il limite del 50% è stato infatti introdotto dalla manovra estiva del 2009 (il Dl 78/2009) all’interno del Tuir (articolo 167, comma 8-bis). Questa soglia «assume un valore rilevante, quasi da spartiacque, anche per i casi di controllate estere residenti in Stati o territori inclusi nella black list – sottolinea la sentenza – perché se la caratteristica di questi Paesi è avere un regime fiscale particolarmente lieve e prossimo allo zero, la presenza di un livello di tassazione prossimo a quello dei Paesi “no black list” induce a ritenere che non è il risparmio fiscale la principale motivazione della localizzazione dell’attività produttiva estera». Inoltre la presenza nello Stato asiatico risponde a esigenze strategiche e commerciali in quanto il business del giocattolo ruota intorno alla Cina (per la produzione) e a Hong Kong (per supervisione, sviluppo e controllo). A dimostrarlo c’è anche la presenza dell’Istituto italiano per la sicurezza del giocattolo.
Inoltre il calcolo dell’effettivo tax rate estero deve considerare anche le imposte contestate dalle autorità fiscali straniere e oggetto di contenzioso. L’amministrazione di Hong Kong, infatti, ha effettuato una ripresa fiscale per una componente di costo per tutti gli anni di oggetto di controllo. Anche per questo le imposte vengono ritenute «ragionevolmente dovute» e gravano sul reddito.
I giudici romani hanno, quindi, valorizzato sia la componente quantitativa del tax rate (includendo anche le imposte accertate dalle autorità fiscali locali) sia quella qualitativa della localizzazione necessaria e correlata al business giungendo a escludere la sussistenza di intenti elusivi e, quindi, concedendo la disapplicazione richiesta dal contribuente.

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