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Il Tax credit sul cinema, esteso alla tv e al web, piace a tutti

Lo scorso 29 luglio è stato convertito in legge, la n. 106/2014, il decreto 31 maggio 2014 n. 83, meglio noto come Decreto Cultura. Molte le novità previste dal provvedimento. Per quanto riguarda lo specifico settore cinematografico ed audiovisivo, si va dalla disposizione con cui sono introdotti benefici fiscali per il restauro e l’adeguamento strutturale delle sale cinematografiche «storiche» (quelle che esistono da prima del 1980) a quella con cui vengono aumentate le risorse destinate al «tax credit» previsto in favore dei produttori di opere audiovisive, che passano da 110 a 115 milioni di euro.

Viene poi confermata la novità introdotta dall’art. 8 del decreto legge 8 agosto 2013 n. 91 che aveva esteso l’applicabilità di tale incentivo, dapprima destinato alle sole opere cinematografiche, anche alle opere audiovisive destinate alla televisione e alla diffusione sul web.

Sul punto, occorre precisare che essendo il «tax credit» un beneficio fiscale qualificabile come aiuto di stato, l’efficacia dell’estensione è subordinata all’approvazione della Commissione Europea da cui si attende ancora il via libera.

Il «tax credit», credito d’imposta, è il beneficio fiscale che consente ai produttori di compensare i debiti fiscali (Ires, Irap, Irpef, Iva) con il credito maturato a seguito di un investimento nel settore audiovisivo.

Tale tipologia di incentivo è stata introdotta per la prima volta nell’ordinamento italiano con la legge Finanziaria del 2008 ed era destinata esclusivamente alle opere cinematografiche.

«L’estensione dell’applicabilità dell’incentivo anche agli investimenti finalizzati alla produzione delle opere televisive e a quelle destinate al mercato del web è senza dubbio una novità positiva, dovuta con ogni probabilità alla presa di coscienza del peso economico che il settore della distribuzione televisiva ha nel nostro paese: circa 8 miliardi di euro di ricavi nel 2013, spiega Stefano Previti, name partner dello studio Previti Associazione Professionale. «Il «tax credit» si caratterizza per un alto livello di efficienza economica in quanto, senza gravare eccessivamente sulle finanze dello Stato, genera un importante stimolo allo sviluppo industriale».

Uno studio realizzato da Anica in collaborazione con Luiss ha infatti dimostrato che il «tax credit» dà luogo ad un effetto moltiplicativo: i benefici economici che si ricavano sono di gran lunga superiori alla somma investita e creano un importante indotto. L’effetto moltiplicativo è dovuto alle peculiari caratteristiche del settore: la produzione audiovisiva è infatti un’attività sofisticata e complessa che richiede il coinvolgimento di molti altri operatori economici e la movimentazione di scambi tra settori interdipendenti.

«Occorre poi rilevare un’ulteriore caratteristica positiva del meccanismo del «tax credit»: quella di non provocare distorsioni al gioco della concorrenza.

A differenza di un finanziamento diretto, quello del «tax credit» è un beneficio cui possono accedere tutti gli operatori in maniera automatica e senza discrezionalità», presgue Previti. «Nel complesso il decreto cultura, con specifico riferimento alle disposizioni che coinvolgono il settore audiovisivo, deve essere valutato positivamente.

Occorre tuttavia rilevare che un vero sviluppo di questo settore dell’industria continua ad essere subordinato all’introduzione di regole precise, finalizzate a disciplinare dettagliatamente la diffusione delle opere audiovisive in rete.

Fino a quando gli investimenti finalizzati a produrre i film, fiction o ogni altro genere di opera audiovisiva, verranno svalutati da quegli operatori del web che si appropriano di tali prodotti e li sfruttano commercialmente in modo abusivo, il mercato continuerà ad esser distorto e le perdite derivanti da tale genere di distorsione non potranno essere compensate da alcun tipo di incentivo», conclude il legale.

Giudizio positivo sul provvedimento anche per Silvia Stabile, partner di Negri Clementi Studio legale associato. «Il tax credit introdotto è essenziale per la crescita del settore cinematografico e audiovisivo in Italia e per attrarre investimenti esteri in Italia in un periodo storico, quello attuale, in cui l’industria cinematografica e l’intero comparto audiovisivo hanno bisogno di sostegni finanziari e di iniziative promozionali; l’emanazione del decreto è anche coerente con tutte le azioni intraprese a livello comunitario per agevolare e promuovere le imprese culturali e creative e favorire le produzioni indipendenti di opere audiovisive europee», dice Stabile.

«Inoltre, il tax credit per le piccole sale cinematografiche e le procedure per la dichiarazione dell’interesse culturale delle sale cinematografiche storiche potrà sensibilmente contribuire alla riapertura o comunque al rinnovamento dei cinema cult che hanno fatto cultura in Italia con la proiezione di film d’autore italiani e stranieri, come il Lumiere di Bologna o il Mexico a Milano».

Per Stefano Morri, fondatore dello studio Morri Cornelli e Associati, «la soluzione del credito d’imposta in luogo dei tradizionali contributi, ha l’effetto di favorire la trasparenza nell’amministrazione delle imprese audiovisive e l’emersione della base imponibile.

Il credito fiscale, infatti, è spendibile solo nel pagamento di debiti fiscali e contributivi. Oltre a valorizzare la cultura italiana, la misura è intesa a incentivare la conoscenza nel mondo del nostro paese e, dunque, a favorire il turismo nazionale.

I benefici sono sottoposti a verifica da parte della Commissione Europea in materia di aiuti di stato e pertanto soggette a riserva di approvazione da parte della Commissione. Va detto che i precedenti sono a favore avendo la Commissione ritenuto che il regime italiano di incentivi fiscali alle attività di produzione, agli investimenti e alla distribuzione nel settore cinematografico sono compatibili con il mercato interno, considerato che gli aiuti sono destinati a promuovere la cultura e non alterano le condizioni degli scambi e della concorrenza nell’Unione in misura contraria all’interesse comune».

Secondo Gian Marco Committeri, fiscalista, socio dello studio Studio Alonzo Committeri & Partners Acp e consulente di molte produzioni cinematografiche nazionali ed internazionali, attraverso la Cineconsulting ha seguito i film internazionali di maggiore importanza tra cui The Tourist, The American, To Rome With Love, Third Person e Avengers 2, «La misura è certamente ben vista dal modo della produzione cinematografica, sia nazionale che internazionale, e conferma la bontà dell’impianto agevolativo introdotto nel 2008.

A livello operativo, però, rimane una complessità: se è vero che il tax credit può essere utilizzato quasi integralmente per compensare i pagamenti fiscali e contributivi generati dal film stesso, meno agevole ed automatica risulta la gestione del credito Iva che si genera con la produzione. Infatti, mentre il rapporto tra produttore esecutivo nazionale e committente estero non è soggetto ad Iva, i costi di produzione nazionali – ad eccezione del costo del personale – sono soggetti all’imposta sul valore aggiunto.

La società di produzione domestica, quindi, si troverà a dover gestire un credito che dovrà trovare compensazione con il debito Iva generato da altre attività e questo, purtroppo, riduce il numero dei soggetti in grado di gestire in modo efficiente l’intera operazione, soprattutto in un momento di crisi economica come quello attuale.

«Un suggerimento potrebbe essere quello di sancire il rimborso accelerato del credito Iva alle società di produzione, ad esempio entro 3 mesi dal termine delle attività, un tempo che i produttori stranieri possono ragionevolmente accettare di attendere pur di venire a girare nel Belpaese» conclude Committeri.

Una leva finanziaria che funziona. Questa è il tax credit, secondo Mario La Torre, professore all’Università di Roma La Sapienza e componente del Comitato Cultura e Audiovisivo della Commissione Europea. «Il credito d’imposta per il cinema si è rivelato necessario e virtuoso; necessario, perché ha sostenuto il settore in una fase di contributi pubblici diretti in diminuzione; virtuoso, perché ha innestato un processo di integrazione tra finanza pubblica e investitori privati, ed ha spinto gli operatori del settore a migliorare la propria organizzazione amministrativa e finanziaria.

Non dimentichiamo, infatti, che il sistema di incentivi italiano è l’unico in Europa che contempla una serie di misure di agevolazione variegate e rivolte a diversi soggetti, tra cui anche le imprese non cinematografiche che desiderano investire in un film per motivi culturali o di comunicazione», commenta La Torre. «La recente estensione del credito d’imposta alle opere audiovisive, nello specifico televisive e web native, rappresenta un’importante passo avanti coerente con una visione moderna dell’industria audiovisiva. L’audiovisivo sta sperimentando una profonda trasformazione dei modelli di business; l’emergere del fenomeno delle web series è un dato che, in modo incontrovertibile, racconta come la cross-medialità caratterizza sempre di più i processi produttivi, mentre la fruizione non lineare connota i nuovi modelli di consumo dei prodotti da parte degli spettatori.

Era, pertanto, indispensabile, adeguare i benefici fiscali a questa realtà. Ancora una volta l’Italia è tra i primi paesi a rivisitare la propria normativa alla luce delle dinamiche di mercato; peraltro, in questo semestre di Presidenza europea, stiamo ponendo come prioritaria, tra le azioni in favore dell’audiovisivo, lo sviluppo di forme di finanziamento che facilitino l’accesso alla finanza privata e sostengano prodotti innovativi, come quelli del web, spesso riconducibili ad autori giovani ed alle prime esperienze. Nelle proposte italiane alla Commissione Europea questi punti sono espressamente richiamati» conclude.

Secondo Luigi Manna, partner di Martini Manna Associati, la legge ha anche modificato l’art. 108 del Codice dei Beni Culturali per introdurre nuove forme di riproduzione libera dei beni culturali «in consegna» ad enti pubblici.

«Rammento che tali beni, in via di principio, sono riproducibili solo dietro autorizzazione dell’ente interessato e il pagamento di un corrispettivo. Questa regola è sempre stata fortemente criticata da più parti, a causa della sua capacità di limitare la libera riproducibilità persino di moltissime opere cadute in pubblico dominio, in ragione dell’ampiezza della definizione di «bene culturale».

Con le modifiche sarà possibile riprodurre liberamente tutti i beni culturali diversi da quelli bibliografici e archivistici a fini di studio, ricerca, promozione del patrimonio culturale o creativi, in assenza di scopo di lucro e con modalità che non comportino contatto con il bene né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose né l’uso di supporti (es. treppiedi).

Sarà inoltre possibile divulgare con qualsiasi mezzo – si ritiene dunque anche tramite Internet – tutte le immagini «legittimamente acquisite» dei beni culturali «in modo da non poter essere riprodotte a scopo di lucro.Nulla a che vedere, in ogni caso, con la «libertà di panorama» tanto invocata da più parti negli ultimi anni, che continua a non esistere nel nostro ordinamento».

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