Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il tasso Euribor finisce sotto zero

Ancora una giornata all’insegna degli acquisti sui mercati europei. L’indice Stoxx 600, che monitora le principali piazze azionarie in Europa, ha chiuso in rialzo per la quarta seduta consecutiva: Milano ha guadagnato lo 0,91%, Parigi l’1,16%, Madrid l’1,24%, Londra lo 0,52 per cento. Francoforte (+0,14%) ha chiuso le contrattazioni intorno alla parità.
Per le Borse del Vecchio Continente, che viaggiano ai massimi dal 2008, non sembra arrestarsi la striscia positiva iniziata giovedì scorso, giorno in cui la Banca centrale svizzera, spiazzando tutti, ha annunciato l’addio alla difesa ad oltranza del cambio con l’euro a 1,20. È stata questa notizia a far scattare la corsa dei mercati europei. La prospettiva di Quantitative easing della Bce, e di un’ulteriore svalutazione dell’euro, avrebbe reso più arduo alla Snb difendere il cambio fisso con il franco. Alzando di fatto bandiera bianca la Snb ha di fatto indirettamente confermato quello che in molti (ma non tutti) pensavano. E cioè che la Bce avrebbe fatto il Qe e che lo avrebbe annunciato al direttivo di gennaio. E in questo contesto vanno lette le mosse analoghe delle banche centrali di Danimarca, che l’altroieri ha portato a -0,20% i tassi sui depositi, e Turchia, che ieri ha tagliato di un punto il costo del denaro ora al 7,75 per cento.
Dando per archiviati il «se» e il «quando», resta da vedere «come» la Bce metterà in atto il Qe. L’operazione si preannuncia complessa. Rispetto a Fed, BoE e BoJ, Francoforte deve fare i conti con 19 Paesi che, pur facendo parte della stessa area monetaria, hanno governi, economie, finanze pubbliche e quindi debiti pubblici fortemente diversi tra loro. In questo contesto uno dei dubbi riguarda quale sarà la quota di acquisti destinata ai singoli Paesi. In base all’ammontare dei titoli in circolazione (criterio che avvantaggerebbe i Paesi più indebitati come l’Italia) oppure in base alle quote nel capitale della Bce (in questo caso la fetta più grossa sarebbe destinata ai Bund tedeschi)? Altro dubbio riguarda poi la gestione del rischio. La Bce metterà i bond nel suo bilancio (mutualizzando il rischio) oppure, come ipotizzato dalla stampa tedesca, si servirà delle singole banche centrali mantenendo così in capo ai singoli Paesi il rischio perdite? C’è infine la domanda più importante: quanto sarà disposta a mettere sul piatto la Bce? La cifra che gira di più è 500 miliardi di euro. Ma alcuni analisti hanno fatto previsioni maggiori. Quelli di BofA Merrill Lynch ad esempio hanno fissato l’asticella massima a 700 miliardi. Quelli di Ubs, in un recente report, hanno stimato addirittura mille miliardi di euro ipotizzando acquisti anche di corporate bond e titoli emessi da istituzioni sovranazionali.
In attesa di avere risposta a queste domande da Mario Draghi al direttivo di domani, sui mercati non si arresta la discesa dei tassi. La notizia di ieri è arrivata in particolare da quelli interbancari Euribor che, sulla scadenza a un mese, sono scesi in territorio negativo (a -0,002% per la precisione). Ciò significa che, per prestarsi denaro nel termine di un mese, le banche non solo non ci guadagnano nulla ma anzi devono pagarci una sorta di commissione. Un paradosso, legato alla politica monetaria ultraespansiva della Bce e alle attese sul Quantitative easing e che riguarda anche il mercato dei bond governativi. Da tempo infatti i tassi di una fetta consistente di titoli a breve-media scadenza di alcuni Paesi dell’area euro sono scesi in territorio negativo. Gli analisti di BofA Merrill Lynch hanno calcolato che il valore di mercato di questi bond a tassi sotto zero sia pari a mille e 200 miliardi. Oggi la Germania (che ha tassi sotto zero fino alla scadenza di 5 anni) metterà in asta per la prima volta un bond quinquennale senza cedola.
In un contesto in cui è sempre più difficile portare a casa rendimenti non stupisce che, chi ancora un minimo di remunerazione al capitale la offre, non abbia problemi a raccogliere finanziamenti sui mercati. È il caso della Spagna che ieri ha messo in asta i nuovi titoli a 6 e 12 mesi. Nonostante i rendimenti striminziti (0,105 e 0,213% rispettivamente) Madrid non ha avuto problemi a collocare 5,05 miliardi di euro di nuovi titoli. La richiesta è stata per un ammontare esattamente doppio: 10 miliardi di euro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa