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Il tasso dei BoT a 12 mesi torna al 2010

di Morya Longo

Rendimenti ancora in calo, domanda buona (anche se non entusiasmante), commenti positivi sul mercato. Il ministero dell'Economia ieri ha collocato BoT a tre e dodici mesi come usava fare negli anni passati: senza alcun problema. Come se niente fosse. L'Italia ha così raccolto ieri sui mercati 12 miliardi di euro, pagando tassi d'interesse più bassi rispetto a quelli delle ultime aste: i BoT trimestrali sono stati collocati con un rendimento lordo dello 0,492%, rispetto all'1,9% della precedente asta che si era tenuta a settembre. I BoT annuali sono scesi all'1,405% (minimo da agosto 2010), dimezzando i rendimenti rispetto al 2,23% di febbraio e riducendoli ancora di più rispetto al 6,08% di novembre.
Questo significa da un lato che gli investitori comprano titoli di Stato italiani con maggiore fiducia: trend dimostrato anche dalla continua discesa dello spread tra BTp e Bund, arrivato ieri a 308 punti base. Dall'altro significa che l'Italia riesce a reperire finanziamenti a costi sempre più abbordabili: con le emissioni di BoT di ieri, il Tesoro ha già soddisfatto il 26% del fabbisogno dell'intero 2012. L'unico problema è per i risparmiatori, che ormai quando investono in BoT ottengono tassi d'interesse minimi.
Rendimenti in calo
Le aste di ieri dimostrano il clima di maggiore fiducia che c'è sul mercato, grazie anche all'abbondante liquidità iniettata dalla Bce. Nonostante i rendimenti in calo, la domanda è stata infatti accettabile. I BoT hanno attirato ordini d'acquisto pari a 19,5 miliardi: cifra ben superiore rispetto ai 12 offerti dal Tesoro. Però, se si chiede agli operatori da dove è arrivata la domanda, in realtà si scopre che di veri investitori (risparmiatori, fondi e quant'altro) non ce ne sono stati molti: «L'asta è stata dominata dai market maker», testimonia un operatore. Insomma: dalle banche che partecipano alle aste del Tesoro.
Ma anche questa può essere vista come una buona notizia: gli investitori iniziano a dimostrare più freddezza sui BoT proprio perché ormai hanno tassi d'interesse "normali". Togliendo le tasse e le commissioni bancarie, calcola Assiom-Forex, i risparmiatori incassano un rendimento netto dello 0,039% con il BoT trimestrale e dello 0,928% per quello annuale. Se non si sono accalcati in banca per comprarli, insomma, è comprensibile. Altri operatori notano invece che i BoT attirano la domanda di quegli investitori solitamente attivi sui Bund tedeschi, perché in Germania i rendimenti a breve sono sotto zero. Anche questo è sintomo di "normalità": significa che, pur con cautela, i titoli italiani breve scadenza tornano ad essere considerati una valida alternativa.
Sollievo sui conti pubblici
Tutto questo aiuta lo Stato. Non solo perché torna a pagare meno per indebitarsi (anche se il divario rispetto alla Germania resta troppo elevato), ma anche perché sta rifinanziando con facilità il debito in scadenza. A fine 2011 gli economisti erano preoccupati perché nel 2012 l'Italia deve emettere circa 450 miliardi di euro di titoli di Stato. I timori riguardavano soprattutto la prima parte dell'anno, dato che tra gennaio e aprile le scadenze da rispettare ammontano a 158 miliardi.
Ebbene: ormai questo scoglio è praticamente superato. Da gennaio a ieri il ministero dell'Economia ha infatti già raccolto, attraverso l'emissione di BoT e BTp, ben 119 miliardi di euro: si tratta – calcola l'analista del servizio studi Intesa Sanpaolo, Chiara Manenti – del 26,4% del fabbisogno totale dell'Italia nel 2012. Considerando la disponibilità sul conto del Tesoro presso Bankitalia (24 miliardi di euro secondo le stime di Intesa Sanpaolo), di fatto lo scoglio di gennaio-aprile è stato superato. E oggi il Tesoro potrebbe aumentare il fieno in cascina: sono previsti in asta BTp a 3 e 7 anni. Presto, poi, inizierà il collocamento dei nuovi BTp-Italia, destinati ai risparmiatori. Tutto questo non significa che i problemi siano stati risolti. Significa però che l'allarme tassi, almeno per ora, è rientrato.

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