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Il Tar riapre la strada a Unipol-FonSai

Il Tar del Lazio respinge il ricorso di Sator e Palladio contro il via libera Isvap al piano Grande Unipol e spiana la strada al maxi progetto di aggregazione tra Bologna, Fondiaria Sai, Milano Assicurazioni e Premafin. Il tribunale ha motivato la decisione sostenendo «che l’Istituto ha condotto le valutazioni di propria competenza, in particolare circa la capacità patrimoniale delle società coinvolte nel progetto di aggregazione dei Gruppi Unipol e FonSai, espressamente confutando le argomentazioni dell’esposto» dei due fondi. Che ora, tuttavia, stanno valutando ricorso al Consiglio di Stato.
Ora manca il sigillo Consob ai prospetti informativi, atteso nella prima mattinata di oggi e poi, se verrà incassato l’ok della Commissione, salvo colpi di scena dell’ultima ora, lunedì 16 luglio potrebbero partire gli aumenti di capitale da 1,1 miliardi di FonSai e della compagnia di Bologna. A stretto giro Unipol dovrebbe poi salire al controllo di Premafin sottoscrivendo l’aumento di capitale riservato da 400 milioni, la pratica non dovrebbe richiedere più di una giornata intera. Ed è possibile che si provi a procedere già nei primi giorni della prossima settimana, salvo accordi diversi per questioni tecniche, in modo tale da poter dotare la holding delle risorse necessarie per fare la propria parte nella ripatrimonializzazione di Fondiaria. Posto che però non è sicuro che ciò possa avvenire entro il 20 luglio, ossia prima che scada l’esclusiva, il consiglio di amministrazione di Premafin convocato per oggi potrebbe decidere di proseguire nell’intento di sollecitare una proroga del termine a Ugf e a cascata alle banche creditrici. Se così fosse, si tratterebbe di un passaggio formale prudenziale per garantire che l’operazione avvenga nei termini previsti. La nuova scadenza dovrebbe essere fissata attorno al 10 ottobre.
Il consiglio della finanziaria, peraltro, domani si riunirà anche per fissare la data dell’assemblea sollecitata da Paolo Ligresti e dal custode giudiziario Alessandro Della Chà. L’assise, che probabilmente verrà convocata attorno alla metà di agosto oppure nei giorni immediatamente successivi, quindi a valle degli aumenti di capitale, potrebbe però rivelarsi inutile ai fini delle richieste dei due soci, ossia di revocare il consiglio e di riesaminare la delibera del 12 giugno che dava l’ok all’aumento di capitale riservato a Unipol. Quel giorno, infatti, la compagnia di Bologna si presenterà alla riunione come nuovo socio di controllo e gli altri azionisti rappresenteranno solo una strettissima minoranza con poca voce in capitolo. Ciò salvo non intervengano nuovi elementi, che in questa vicenda non sono certo mancati. In molti, dopo i giorni di silenzio della Procura, guardano a un possibile nuovo segnale dal Tribunale.
Nel frattempo, i promotori del progetto Grande Unipol provano a pigiare l’acceleratore per preparare tutte le carte necessarie agli aumenti di capitale. In quest’ottica, la nuova tabella di marcia, se domani dovesse arrivare l’ok Consob, impone un nuovo vertice per capire se sia necessario o meno ritoccare i prezzi degli aumenti di capitale, 1 euro per FonSai e 2 euro per Unipol (vedi altro articolo in pagina). Il prezzo è evidentemente un tassello chiave per completare la struttura dell’operazione e viene calcolato applicando una percentuale prestabilita di sconto sul Terp. Posto che, stando alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Fondiaria, Emanuele Erbetta, lo sconto non verrà modificato è possibile che si debba aggiustare minimamente il prezzo. E da questo potrebbe dipendere anche l’esito del summit tra le banche del consorzio che si terrà oggi. Entro sera i sette istituti coinvolti, Mediobanca, Barclays, Nomura, Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, UniCredit, più Morgan Stanley, che nelle ultime ore sembrerebbe orientata a lasciare le fila del consorzio, dovrebbero firmare il contratto di garanzia, in buona parte già concordato ieri. Gli ultimi dettagli verranno messi a punto oggi, ma sembra quasi certo che saranno UniCredit e Mediobanca ad assumersi la parte preponderante del rischio, mentre gli altri cinque istituti si spartiranno in quote paritetiche una fetta restante vicina al 50% dell’operazione per un esborso che, tolte le quote garantite, dovrebbe aggirarsi al massimo nell’intorno dei 120 milioni.
Infine, Consob ha risposto ieri alla lettera ricevuta dalla Procura, anticipata dal Corriere, che chiedeva chiarimenti in merito ai dubbi contenuti nella due diligence di Ernst & Young sulla solidità patrimoniale di Unipol.

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