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Il Tar prende tempo sulla conciliazione

di Giovanni Negri

L'entrata in vigore della conciliazione obbligatoria, prevista per il 21 marzo, è appesa alla sentenza del Tar Lazio. Ieri i giudici della prima sezione, dopo l'udienza pubblica della mattina, hanno trattenuto in decisione i due ricorsi: uno presentato dall'organismo unitario dell'avvocatura e l'altro dall'unione nazionale delle camere civili. Si andrà, dunque, alla sentenza di merito.

Sui tempi, però, è difficile fare previsioni. Il fatto che tra dieci giorni partirà la riforma non pare rappresentare un vincolo ad accelerare i lavori. Al Tar Lazio assicurano che si cercherà di fare presto, ma senza l'assillo della scadenza del 21 marzo. D'altra parte – aggiungono – se si fosse voluto prendere in considerazione il problema dei possibili effetti del ricorso su una riforma che si appresta a partire, lo si sarebbe fatto nella sede opportuna, che è quella dell'istanza cautelare. Invece, nell'udienza per la sospensiva – tenutasi a gennaio – è stato ritenuto, con il consenso delle parti, di discutere la causa direttamente nel merito.

Tra l'altro, la redazione della sentenza potrebbe anche richiedere un certo tempo perché il ricorso solleva alcune questioni di legittimità costituzionale di due articoli (il 5 e il 16) del decreto legislativo 28/2010, il regolamento che ha stabilito i criteri e le modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione.

A questo punto resta assolutamente possibile, se non probabile, che la conciliazione parta senza ulteriori rallentamenti, fatto salvo un eventuale e successivo stop. E i professionisti si presenteranno all'appuntamento in ordine sparso. L'avvocatura continua a restare in gran parte sulle barricate, con uno sciopero che durerà tutta la settimana prossima. Irriducibile l'Oua, con il presidente Maurizio De Tilla che ancora ieri, subito dopo l'udienza del Tar, attaccava a testa bassa per sottolineare come «purtroppo con questo meccanismo, così come è stato varato, si perde l'occasione di costruire un sistema efficace di risoluzione alternativa delle controversie giudiziarie, senza "svendere" a enti privati la giurisdizione civile».

Da parte del Consiglio nazionale forense emerge una linea di avversione, ma senza toni esasperati. La richiesta più che di una cancellazione tout court è per uno slittamento di un anno (ma questo è stato alla fine concesso dal Parlamento per sole due materie, sia pure cruciali: il condominio e il risarcimento danni da incidente stradale). Un buon numero di avvocati "di base" ha però, a onor del vero, dimostrato un maggiore interesse arrivando sino a costituire in molte realtà locali enti di conciliazione.

Meno aggressivo l'atteggiamento dei dottori commercialisti che si sono detti da subito disponibili alla costituzione di enti di mediazione per fornire ai cittadini un primo servizio nelle materie di più diretta competenza della categoria. Disponibilità anche da parte dei notai e dei consulenti del lavoro. In tutto (secondo una stima de «Il Sole 24 Ore del Lunedì» del 7 marzo) saranno circa 8mila i professionisti pronti a scendere in campo nei 161 organismi di mediazione sinora iscritti nel registro tenuto dal ministero della Giustizia. Massimo l'interesse anche delle imprese. Non solo Confindustria, ma anche artigiani e cooperative, avevano scritto al ministro Angelino Alfano sollecitando una pronta e completa entrata in vigore della conciliazione.

 

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