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Il Tar apre alla sanatoria dei volumi tecnici

La realizzazione di volumi tecnici può ottenere l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria. È quanto affermato dalla III sezione del Tar Puglia, sede di Bari, con la sentenza n. 35 dell’11 gennaio 2013. Davanti ai giudici pugliesi era stato impugnato un diniego di permesso di costruire in sanatoria di un locale realizzato sulla copertura dell’edificio e destinato a ospitare impianti tecnologici. Poiché il fabbricato ricadeva in area assoggettata a vincolo paesistico, il Comune – pur ritenendo sanabile l’abuso sotto il profilo edilizio – si era però dovuto adeguare al parere obbligatorio della Soprintendenza, che si era espressa in termini negativi, così precludendo l’assenso all’accertamento di conformità.
Il ricorrente ha quindi denunciato la violazione dell’articolo 167 del Dlgs 42/2004, nella sua attuale formulazione, in base al quale tra gli interventi per cui è ammessa la sanatoria paesaggistica vi sono «i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati». Il diniego della Soprintendenza, e quello conseguente del Comune, dovevano ritenersi illegittimi perché il locale in questione, in quanto destinato a ospitare impianti tecnologici, aveva natura di vano tecnico e non determinava aumento di cubatura, né di superficie utile. Inoltre il vano non comportava neanche un incremento del carico urbanistico, per le sue ridotte dimensioni e il rapporto di pertinenzialità con il sottostante bene principale.
Il Tar Puglia ha accolto l’impugnativa, evidenziando come la questione fosse quella di stabilire se la realizzazione di un vano tecnico possa o meno rientrare tra i cosiddetti abusi minori per i quali è ammissibile la sanatoria ai sensi del combinato disposto dell’articolo 146, comma 4 con gli articoli 167, comma 4 e 181, comma 1-ter del Dlgs 42/2004, che disciplinano, rispettivamente, le sanzioni amministrative e quelle penali. Ciò in quanto l’autorizzazione paesaggistica ex post costituisce atto presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli, compresi quelli in sanatoria.
Se si interpreta la norma in modo “teleologico”, cioè prestando attenzione alla sua finalità complessiva,spiega la sentenza, si capisce come la «creazione di superfici utili o volumi», nonostante la congiunzione “o”, esprima «un concetto unitario con due termini coordinati». La pronuncia ritiene pertanto che il divieto di autorizzazione paesistica in sanatoria riguardi i soli interventi che abbiano contestualmente determinato la realizzazione di nuove superfici utili e di nuovi volumi, ma che, al contrario, «siano suscettibili di accertamento della compatibilità paesistica anche i soppalchi, i volumi interrati ed i volumi tecnici».
La decisione conferma un orientamento già recentemente espresso dalla stessa sezione (30 ottobre 2012, n.1859) in piena sintonia con quello elaborato dal Tar Campania, sezione di Napoli, sin dalla sentenza del 3 aprile 2009, n. 1748, riferita alla costruzione di un torrino ascensore posto sul lastrico solare di un edificio, e poi ribadito con le pronunce 15 dicembre 2010, n. 27380 e 1 settembre 2011, n. 4263.
Nello stesso senso si è espresso anche il Tar Umbria, con la sentenza 46 del 29 gennaio scorso, rilevando che «per costante orientamento giurisprudenziale il divieto di autorizzazione paesaggistica in sanatoria non opera per i volumi tecnici e, quindi, con riferimento a interventi destinati a operare il solo adeguamento funzionale dell’edificio e, ciò, senza che vengano realizzati manufatti suscettibili di essere abitabili o di un’autonoma destinazione, non funzionale al complesso nell’ambito del quale incidono».
Per il consolidamento di questo filone interpretativo bisogna tuttavia attendere eventuali pronunce d’appello. Esiste infatti anche una difforme decisione del Consiglio di Stato (Sezione IV, 28 marzo 2011, n. 1879). Quest’ultimo, pure riferendosi ad un diverso e più significativo intervento edificatorio, ha affermato che il divieto di incremento dei volumi esistenti, imposto ai fini di tutela del paesaggio precluderebbe qualsiasi nuova edificazione comportante creazione di volume, senza che «sia possibile distinguere tra volume tecnico ed altro tipo di volume, costituendo opera valutabile anche come aumento di volume la realizzazione di un garage interrato con accesso all’esterno tramite rampa in zona sottoposta a vincolo paesaggistico».

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