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Il superpiano Bce-Ue per salvare l’euro

BERLINO — Un piano per sconfiggere la crisi della zona euro. Ci stanno lavorando, secondo la Welt am Sonntag, il presidente del Consiglio europeo e quello della Commissione, Hermann van Rompuy e José Manuel Barroso, il presidente della Bce Mario Draghi e il primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker, «numero uno» dell’Eurogruppo. L’obiettivo, o la speranza, è anche di far compiere, guardando al futuro, un salto in avanti all’Unione nel segno di una maggiore stabilità e di una più forte integrazione.
Questo team «istituzionale» si sta muovendo in maniera riservata, su mandato dei capi di governo, e a loro riferirà in via preliminare nel vertice di fine giugno. Ma servirà molto altro tempo per trovare il consenso necessario, magari ristretto ai Paesi che hanno la moneta unica, pagando anche il prezzo di un’ulteriore divisione. L’edizione domenicale del quotidiano del gruppo Springer afferma che ne potrebbe emergere «un documento rivoluzionario», destinato a dettare l’agenda europea dei prossimi cinque-dieci anni. Intanto, però, una scadenza più ravvicinata come la sostituzione di Juncker (giunto alla fine del suo mandato) sembra complicarsi. Dopo le resistenze francesi, il capogruppo della Spd Frank-Walter Steinmeier ha bocciato la candidatura del ministro delle Finanze del governo di Berlino, Wolfgang Schäuble. «Il dominio tedesco sulla politica finanziaria europea — ha detto l’ex vice cancelliere — è già eccessivo in ragione della nostra potenza economica».
Il lavoro del super-gruppo si articola, stando alle anticipazioni del giornale tedesco, su quattro livelli di problemi. Il primo riguarda le riforme strutturali e il rafforzamento del mercato interno e sarà aperto a tutte le proposte tendenti ad affiancare alle misure di austerità iniziative in grado di promuovere la crescita, come chiesto dal presidente francese François Hollande e dal premier italiano Mario Monti. «Due facce della stessa medaglia», per Angela Merkel, il cui governo pensa a misure come la creazione di zone economiche speciali con incentivi fiscali e legislazioni più leggere per attirare gli investimenti.
Al secondo punto, lo scenario di una «unione bancaria». Erano stati sia Barroso che Draghi, la settimana scorsa, a proporre un sistema di garanzia europea dei depositi, un fondo di risoluzione per i fallimenti bancari e una più forte centralizzazione della vigilanza bancaria nell’ambito dell’Unione. Su questi temi esiste la forte incognita dell’atteggiamento tedesco. All’indomani dell’intervento del presidente della commissione, Angela Merkel ha preferito infatti mettere l’accento su «passi avanti nell’integrazione che non richiedano modifiche ai Trattati», aggiungendo però che non deve esistere «un divieto sulle idee».
L’integrazione delle politiche di bilancio è il terzo punto in discussione. Si tratta dell’argomento più delicato. Il governo tedesco vede infatti con favore un approfondimento del Fiscal Compact, ma è fermamente contrario, come ha ripetuto più volte la cancelliera, alla realizzazione degli eurobond. Al contrario, scrive la Welt am Sonntag, «per gli architetti della nuova Europa le obbligazioni comuni sono un progetto a lungo termine». Van Rompuy, Barroso, Draghi e Juncker metteranno sul tavolo infine proposte legate allo sviluppo dell’integrazione politica. In questa direzione a premere è anche Angela Merkel, convinta che ci sia bisogno di «più Europa», ma «fatta nel modo giusto».

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