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Il supereuro fa litigare Parigi e Berlino

L’euro forte mette di nuovo la Germania e il gruppo dei Paesi del Nord finanziariamente più solidi contro la Francia e gli altri Stati mediterranei in recessione. L’Eurogruppo dei 17 ministri finanziari a Bruxelles ha preso atto che la richiesta di intervento per abbassare il cambio, avanzata dal responsabile francese delle Finanze Pierre Moscovici, è contrastata dal collega tedesco Wolfgang Schaeuble. Ha così deciso di rinviare tutto alla riunione dei 20 Paesi più importanti (G20) in programma questo fine settimana a Mosca. Il neopresidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbleom, ha dichiarato che «la conclusione comune è che se ne dovrà discutere nella sede più appropriata, che è il G20».
Dijsselbleom non ha confermato ufficialmente la divisione tra Francia e Germania. Né ha commentato le dichiarazioni della settimana scorsa del presidente della Bce, Mario Draghi, che – dopo le opposte posizioni espresse dal presidente francese Francois Hollande e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – ha mediato riconoscendo sia l’euro forte come fattore di stabilità, sia la possibilità di intervenire se condizionasse troppo l’inflazione. Moscovici ha ribadito che «il cambio deve riflettere i fondamentali dell’economia» e che, se questo non avviene, «se ne discuterà ancora all’Eurogruppo» perché l’euro sopravvalutato può «mettere a rischio la ripresa» in presenza di «politiche monetarie aggressive dall’altra parte del pianeta». Il ministro francese si riferiva a Giappone e Stati Uniti, che di fatto stanno deprezzando yen e dollaro per favorire le loro esportazioni. Ma Schaeuble ha detto che «i cambi non devono essere manipolati e una flessibilità troppo elevata è pericolosa». Il numero uno della banca centrale tedesca Bundesbank, Jens Weidmann, ha esortato i politici a non chiedere interventi perché «se sempre più Paesi tentano di deprezzare le loro valute, si può arrivare a svalutazioni competitive che produrranno solo perdenti».
L’euro è salito a 1,37 con il dollaro rientrando verso 1,33 solo dopo le dichiarazioni di Draghi. Vari analisti ritengono che l’export di Francia, Italia e Spagna (soprattutto delle piccole e medie imprese) soffra già quando si supera 1,20. L’economia tedesca, fondata su esportazioni ad alto valore aggiunto di grandi imprese, si giova dell’euro forte e sconterebbe problemi solo se si superasse 1,50 sul dollaro.
Il vicepresidente della Commissione europea, il finlandese Olli Rehn, ha ammesso che, dietro «la normalizzazione dei mercati» e il ritorno dei «capitali privati verso i Paesi meridionali dell’eurozona», restano «prospettive di breve termine preoccupanti con la disoccupazione alta e il debito pubblico della zona euro sopra il 90%». Forti timori li crea sempre il sistema bancario. I ministri hanno discusso di limiti ai prestiti del fondo salva Stati proprio per evitare un prosciugamento delle risorse. Il salvataggio delle banche di Cipro è stato rinviato a marzo dopo le elezioni nazionali.

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