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Il super? sempre più digitale VéGé diventa 4.0

La cavalcata degli acquisti online fa sentire il suo impatto anche nel settore della grande distribuzione organizzata. Al passo con i cambiamenti e con sette anni di crescita consecutiva a doppia cifra del fatturato, una rete di .3409 negozi per oltre 2,5 milioni di metri quadri, VéGé ha oggi raggiunto il quinto posto nel canale dettaglio nella classifica della grande distribuzione, con una quota di mercato del 7%. Fa un bilancio e racconta la strategia del gruppo Giovanni Arena, nominato a luglio presidente di VéGé.

Come avete reagito alla pandemia?

«Nel 2020 il settore del largo consumo e, in primo luogo, la grande distribuzione organizzata, ha avuto performance decisamente eccezionali. L’anno scorso il mercato a rete complessiva ha segnato un più 6,5% e VéGé si è comportato ancora meglio con un più 10,1% rispetto al 2019, tant’è vero che abbiamo chiuso l’anno con 11,28 miliardi di fatturato complessivo. Il 2021 sta andando chiaramente in maniera diversa perché al momento l’intero settore viaggia con un meno 0,3%, contemplando solo supermercati, ipermercati e libero servizio, che diventa un più 3,8% includendo discount, ecommerce e drugstore. VéGé anche nel primo semestre 2021 segna un più 5,8%, segnale che rispecchia la bontà delle strategie commerciali del gruppo».

Quali sono le previsioni di crescita per la fine dell’anno?

«Prevediamo di raggiungere un fatturato di 11,9 miliardi. Il piano di sviluppo definito a inizio anno contempla investimenti di oltre 370 milioni di euro in nuove aperture, acquisto di punti di vendita da concorrenti e ristrutturazioni».

Ci saranno nuove acquisizioni?

«Economia di scala per il nostro settore significa trasferire la maggiore convenienza ai clienti: ecco perché intendiamo attuare un piano di acquisizioni di importanti imprese già nel prossimo autunno, oltre a pianificare un rafforzamento della centrale d’acquisto Aicube 4.0 (promossa con Carrefour Italia). Occorre avvicinarsi al modello europeo o nord europeo: meno punti decisionali. Questa strategia, oltre a essere accolta con favore anche dall’industria di marca, ha il vantaggio di migliorare notevolmente l’efficienza dell’intera filiera».

Nei piani per l’anno in corso non sono, invece, previste particolari rivoluzioni per quanto concerne l’ecommerce. Ci sarà una sostanziale continuità con la politica digitale studiata e implementata negli ultimi tre anni?

«Sì. Faccio un esempio: solo nell’ultimo anno la sede di Milano ha chiuso due importanti contratti nazionali con Everli e con Glovo per permettere alle imprese, a livello regionale, di attuare politiche di quick-commerce, ossia l’ecommerce istantaneo. La nostra missione è molto semplice: occorre ampliare per il cliente la numerica dei touch point sotto l’egida delle insegne VéGé».

Come stanno cambiando invece i consumi degli italiani?

«Sicuramente nel periodo del primo e del secondo lockdown vi è stata una decisiva virata verso quelli che chiamiamo prodotti basilari (farina, lievito, preparati, conserve) ma ora, gradualmente, ci si sta allineando sui trend pre-pandemia. Per esempio nel 2019 si prevedeva un boom dei piatti pronti, da ristorazione: ovviamente la tendenza si è fermata in questi ultimi due anni, ma ora si sta recuperando. Ma quello su cui è interessante porre l’attenzione non è tanto un cambiamento dei consumi, quanto un cambiamento nella modalità di acquisto».

Ovvero?

«Il cliente in base al proprio background economico, tecnologico, culturale e, soprattutto, in base al tempo di cui dispone e alle categorie-prodotti che desidera acquistare, sta sostanzialmente diversificando il proprio processo di acquisto. Laddove prima compiva una shopping expedition in un’unica insegna, in un unico punto vendita a cui era fidelizzato, ora sta distribuendo il proprio processo di acquisto. Determinate categorie merceologiche le acquista online attraverso l’home delivery, altre recandosi all’esterno del punto di vendita, per provvedere in modalità click and collect. Inoltre, si sta espandendo anche l’utilizzo dei locker soprattutto nei luoghi dove si reca abitualmente, che siano gli uffici piuttosto che scuole o quant’altro, e ancora si acquista tramite il q-commerce, come dicevo prima, tramite Glovo con cui abbiamo fatto un accordo nazionale, o Everli/Gorillas per la consegna immediata».

Quante e dove saranno le nuove aperture e quali negozi saranno soggetti a un restyling per adeguarsi alla nuova filosofia di vendita di VéGé?

«Oltre a voler lanciare nuovi formati dove si riscopre il piacere di fare la spesa, l’idea è quella di attuare un vigoroso processo di restyling dei punti di vendita esistenti. In sintesi, attraverso queste due modalità congiunte, per l’anno in corso abbiamo pianificato circa 120 punti di vendita distribuiti in tutte le regioni italiane e nuove assunzioni proporzionate al numero dei negozi».

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