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Il successo dell’apprendistato tremila posti fissi in più al mese Confcommercio contro il job act

ROMA — Giù le mani dall’apprendistato: la formula funziona e crea occupazione stabile, metterlo in soffitta e sostituirlo con il Jobs act sarebbe un grossolano errore. Confcommercio boccia il contratto unico, punto centrale del piano per il lavoro proposto dal segretario del Pd Renzi, e fa notare come il caro, vecchio apprendistato stia già generando quei posti di lavoro che tutti cercano.
L’associazione dei commercianti lo dice con i numeri e con le parole del presidente, Carlo Sangalli. «È bene che il governo metta tra le sue priorità il lavoro, ma se le proposte da valutare vanno nella direzione esclusiva del contratto unico la cosa ci preoccupa e non poco», ha detto. Quanto al Jobs act, «attendiamo di conoscerne i contenuti, di certo siamo contrari a una nuova riforma». Di più: chi ingessa la flessibilità «infligge un colpo mortale alle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e della logistica». Il contratto unico, secondo Sangalli, «rischia di azzerare con un colpo di spugna tutto ciò che è avvenuto dopo il modello fordista».
Quanto alle cifre, Confcommercio, nel suo osservatorio annuale sul mercato del lavoro, fa notare come ogni mese 3.000 contratti di apprendista vengono confermati, creando posti di lavoro stabili. Nel settore terziario in particolare, ogni cento apprendistati cessati ce ne sono 52
confermati. Dai 205 mila contratti del 2005 siamo passati ai 224 mila del 2012; nella fascia di età che va dai 15 ai 34 anni il rapporto fra apprendisti e dipendenti è dell’11,4 per cento (14,8 nel commercio).
Ora va detto che il contratto d’apprendistato così come è stato riformulato (tre modelli) è particolarmente vantaggioso per le piccole imprese che nei tre anni del rapporto di lavoro non versano un euro di contributi. E alla fine del periodo di formazione non sono obbligati ad assumere (anche se l’azienda che non lo fa dovrà rispettare dei limiti nel ricorso a nuovi contratti di apprendistato). Evidentemente il piano Renzi, secondo le piccole imprese, non garantisce gli stessi vantaggi. Confcommercio è semmai convinta che «bisognerebbe migliorare la fruibilità» del vecchio contratto.
Una richiesta che trova d’accordo anche il ministro del Lavoro Giovannini che ha preso con l’associazione dei commercianti «l’impegno assoluto ad agire per sbloccare le difficoltà e potenziare i contratti di apprendistato », in un momento come questo «in cui le imprese stanno cominciando a pensare a nuove assunzioni».
Il rapporto Confcommercio fa anche il punto della situazione economica e prospetta il 2014 come un anno nero, soprattutto sul fronte dei consumi stima una ulteriore lieve riduzione dello 0,2 per cento dopo la contrazione del 2,4 per cento dell’anno scorso. Per le associazione dei consumatori, il quadro sarebbe ancora più nero: l’osservatorio di Federconsumatori stima una nuova frenata dell’1,1 per cento, portando così la contrazione degli acquisti degli ultimi tre anni al meno 9,2.
Quanto al Pil, il rapporto del Centro studi Confcommercio prospetta una crescita dello 0,3 per cento (dopo il meno 1,8 del 2013). Per Sangalli «abbiamo toccato il fondo e smesso di scendere», i segnali sono dunque «non di ripresa, ma di fine della crisi». Male anche il fisco: la pressione resta «pressoché costante a livelli record. Il governo l’ha stimata al 44,2 per cento nel 2014, in lievissimo calo rispetto al 44,3 dello scorso anno.

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