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Il sostegno riluttante di manager e banchieri “Governo promosso adesso porti risultati”

Sembrava che il malumore della platea di Cernobbio, i banchieri, gli imprenditori del manifatturiero, i grandi professionisti, l’avesse rivelato una battuta di Mario Monti. Insieme a loro, il senatore a vita sabato ha seguito un seminario su come la Germania crea sempre nuova occupazione. Al termine all’ex premier ha fatto un osservazione: «E’ un peccato che Matteo Renzi non abbia potuto essere qui con noi oggi. Qui non si creano posti di lavoro», ha detto Monti con un cenno all’inaugurazione della rubinetteria di Brescia a cui il premier stava partecipando. «Non si creano posti — ha rincarato il senatore con il suo humour tagliente — ma si capisce come si creano le condizioni per farlo».

C’è stato un applauso a scena aperta, quasi una risata generale, e in fondo non era sorprendente. Renzi ha fatto il possibile in questi giorni per alienarsi il tipo di persone disposte a pagare circa 10 mila euro per passare due giorni e mezzo al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Quando gli si ricorda ciò che il suo governo non ha ancora fatto, di recente Renzi ha preso a rispondere prendendosela con lé “élite” e le “classi dirigenti”. Quanto poi all’invito sul Lago di Como, aveva tenuto a far sapere che non sarebbe andato, preferendo la rubinetteria dove «ci si spacca la schiena».
La sorpresa dunque non è l’assenso di Cernobbio alle stoccate di Monti o l’applauso breve, a stento educato, riservato a Maria Elena Boschi quando ieri il ministro ricordava il lavoro del governo. La sorpresa è che queste élite così critiche del premier e da lui così criticate, alla fine, malgrado tutto, lo sostengono. Alla fine della mattinata di ieri, quando avevano già parlato Boschi e i suoi colleghi Pier Carlo Padoan (Economia) e Federica Guidi (Sviluppo economico), il Forum ha tenuto un sondaggio. Non che il pubblico avesse l’aria di essersi lasciato conquistare dai ministri. Eppure alla domanda sul giudizio riguardo ai primi sei mesi del governo, il responso è chiaro: per il 40,4% delle centinaia di votanti nella sala dell’Ambrosetti, protetti dall’anonimato, è “positivo”; per il 30,8% “sufficiente” e per l’8,9% addirittura “molto positivo”. Una maggioranza dell’80% fra coloro che il premier ha detto di non voler frequentare, lo promuove.
Non si sarebbe intuito questo consenso, a giudicare dai commenti dei manager e dei banchieri in sala e nei corridoi. Gianluca Garbi, presidente-fondatore di Banca Sistema, ha riassunto l’umore di molti ieri quando ha detto a Padoan: «Dare gli 80 euro ai redditi delle classi medie è stato chiaramente un errore. Perché non li stornate alla riduzione dell’Irap, la tassa più distorsiva che grava sulle imprese? ». E del resto, in un altro sondaggio di ieri a Cernobbio, la fiducia dei presenti sullo stato e le prospettive del Paese resta in prevalenza bassa o molto bassa.
Il sostegno riluttante delle cosiddette élite italiane per premier resta dunque un paradosso e un mistero. Per scioglierlo però bastava probabilmente ascoltare le persone che ieri mattina al Forum Ambrosetti hanno parlato prima dei ministri. Era stato il turno di Matteo Salvini, leader della Lega, e di Giovanni Toti a nome di Forza Italia: le opposizioni. Salvini ha proposto di uscire dall’euro prima che crolli e di inserire una “flat tax”, una tassa uguale per tutti, sul modello di certi Stati ex sovietici sul Baltico più piccoli del Molise. Toti invece non è riuscito a spiegare perché Forza Italia oggi sia a favore di tutte le riforme che i governi di Silvio Berlusconi in vent’anni non hanno mai fatto.
Mai come oggi, le élite italiane di Cernobbio si trovano dunque nella stessa situazione di molti italiani comuni: non sanno chi sostenere, se non la nuova leadership che c’è. E se sia vero consenso, o solo la speranza che qualcuno faccia finalmente qualcosa, lo si saprà solo tra qualche tempo a conti fatti. Renzi può anche prendersela con le classi dirigenti. Ma non sono mai state così simili al resto del Paese che vota per lui.
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