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Il socio può recedere da società con scadenza oltre l’aspettativa di vita

Il recesso del socio dalla società è un mezzo assai efficace per dirimere controversie interne o semplicemente divergenze sui programmi della società. Dal punto di vista del socio il problema consiste nel fatto che questo diritto è disponibile solo in casi piuttosto limitati, ovviamente salvo che lo statuto sociale non preveda il cosiddetto recesso ad nutum, affidando così al socio la piena libertà di decidere.
Posto che nella maggioranza dei casi gli statuti sociali fanno riferimento alla legge per delimitare i casi di recesso, è utile verificare in quali situazioni il diritto è disponibile. Al di fuori dei casi che verranno analizzati di seguito, resta sempre possibile recedere dalla società facendo constatare l’accordo degli altri soci. Questo accordo potrà manifestarsi o tramite l’acquisto della stessa partecipazione del socio recedente (recesso atipico) oppure accollandosi il costo direttamente la società (recesso tipico).
Nelle società di persone la casistica è alquanto limitata. Infatti, a norma dell’articolo 2285 del Codice civile, il recesso è possibile solo quando la società sia costituita a tempo indeterminato oppure esso avvenga per giusta causa.
La casistica del recesso in società costituite a tempo indeterminato è peraltro comune anche alle società di capitali (articoli 2437, comma 2, e 2473 comma 2, del Codice civile) e su questo punto si registra un recente intervento del Tribunale di Roma con sentenza 21224 del 22 ottobre – relativa a una Srl, ma valida per tutte le società – secondo cui va considerata a tempo indeterminato anche la società la cui scadenza avvenga in una data successiva a quella prevista considerando l’aspettativa di vita del socio. Questa aspettativa, secondo le previsioni Istat, va determinata per i maschi a 80,2 anni e per le femmine a 84,9 anni. Pertanto, ad esempio, un maschio che fosse cinquantenne alla data di costituzione – avvenuta nel 2014 – di una società la cui scadenza è fissata al 2054, potrebbe considerare che la società è sostanzialmente a tempo indeterminato e quindi recedere quando vuole.
Le altre ipotesi di recesso legale, per le società di capitali, sono elencate dalle norme sopra citate e fanno riferimento a situazioni particolarmente significative che modificano i patti iniziali:
cambiamento dell’oggetto sociale;
cambiamento del tipo di società;
contrarietà rispetto ad operazioni di fusione o scissione;
contrarietà rispetto alla revoca dello stato di liquidazione;
contrarietà rispetto allo spostamento della sede all’estero;
compimento di operazioni che comportano sostanziali modifiche dell’oggetto sociale;
eliminazione di una causa di recesso prevista dallo statuto.
Oltre alla cause sopra ricordate, vanno citate due situazioni estranee agli articoli 2437 o 2473, che pure legittimano il socio a recedere. In primo luogo (articolo 2469) la presenza nello statuto di una clausola di intrasferibilità assoluta delle partecipazioni, oppure di una clausola di mero gradimento rispetto alla cessione.
Ma le due vicende ricordate non determinano il medesimo effetto, nel senso che mentre la presenza di una clausola di intrasferibilità assoluta legittima il socio a recedere in qualunque momento egli decida di esercitare il diritto, viceversa la clausola di mero gradimento comporta che solo avendo attivato la cessione della partecipazione (ed avendo riscontrato il rifiuto al gradimento espresso dall’organo deputato, secondo statuto, ad esprimere il gradimento stesso), si possa iniziare la procedura di recesso.
In questo senso, peraltro, si sono pronunciati i notai del Triveneto, con l’orientamento I.I.13, che distingue l’esercizio del diritto a recedere in base al tipo di clausola che dispone limiti alla trasferibilità della partecipazione.
Una ulteriore ipotesi di recesso legale è prevista dall’articolo 2481-bis, primo comma, del Codice civile, laddove si enuncia il caso dell’aumento di capitale approvato con offerta a terzi delle partecipazioni di nuova emissione. In pratica, si tratta dell’aumento di capitale con rinuncia al diritto di opzione, fattispecie possibile per le srl nel caso in cui tale eventualità sia semplicemente prevista nell’atto costitutivo. In questa ipotesi risulta chiaro che il socio che “subisce” l’aumento di capitale deve poter utilizzare un rimedio per contrastare eventuali abusi del socio di maggioranza: posto che egli non ha titolo per opporsi (se non attivando una complessa causa di abuso di maggioranza), il sistema gli offre l’opportunità di recedere dalla società. Resta fermo in questo caso che occorre far constare il proprio dissenso all’aumento di capitale nel quale sia prevista la rinunzia al diritto di opzione.

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