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Il socio libico agita Unicredit ed Eni

di Paola Pica

MILANO — Massiccia iniezione di petrodollari in cambio di partecipazioni strategiche nei principali gruppi italiani. Banche (Unicredit), difesa e aerospazio (Finmeccanica), costruzioni (Impregilo), energia (Eni) e persino calcio con la Juventus: gli investitori libici sono tra i grandi azionisti dell’economia italiana. Mentre le nostre società hanno siglato ricchi contratti nello sviluppo delle infrastrutture del Paese mediorientale. L’intreccio tra Roma e Tripoli che fa dell’Italia il Paese europeo più esposto nei confronti della Libia, ha subito una forte accelerazione negli ultimi due-tre anni, anche all’ombra dell’amicizia personale tra Silvio Berlusconi e Muhammar Gheddafi. Nel 2010 l'Italia ha esportato in Libia merci per 2,38 miliardi, importandone per 10,6. Di questi, 7,1 miliardi rappresentati dal petrolio. Sul fronte finanziario, invece, l’ultimo blitz è stato quello in Finmeccanica: il mese scorso la Libyan Investment Authority (Lia), un fondo d’investimento che fa capo alla Banca centrale di Tripoli, ha comunicato di detenere il 2%delle azioni. Ma i rapporti tra il gigante italiano della difesa e delle attività aerospaziali sono articolati e rafforzati da un accordo del 2009 di cooperazione in Africa e Medio Oriente. Finmeccanica sta realizzando in Libia una serie di opere nei sistemi di sicurezza, nella segnaletica, nelle telecomunicazioni. In Borsa, il titolo ha relativamente contenuto le perdite al 2,7%mentre è precipitata la controllata Ansaldo sts (-5%). A far discutere era stato però il caso Unicredit, dove i libici hanno conquistato la posizione di primo socio (con il 7,2%), grazie alla duplice presenza della stessa Lia e della Banca centrale. Il governatore di quest’ultima, Farhat Omar Bengdara siede in Unicredit come vicepresidente. Il raddoppio, realizzato la scorsa estate, aveva allarmato la politica, in particolare la Lega Nord. Le polemiche sulla mini-scalata di Tripoli hanno contribuito a indebolire la posizione di Alessandro Profumo che ha lasciato la guida della banca lo scorso settembre. «Seguiamo la situazione che è difficile, ma non siamo preoccupati per la banca» , ha detto ieri il nuovo amministratore delegato, Federico Ghizzoni. Non è dello stesso parere uno degli azionisti di Unicredit (-5,75%), il presidente della Fondazione Crt, Andrea Comba («Aspettiamo, ma qualche rischio per la partecipazione c’è» ) mentre il vicepresidente Fabrizio Palenzona si è limitato ad affermare di «pregare per i poveri» . La maglia nera in Piazza Affari è toccata a Impregilo (-6,17%) che come tutti gli altri gruppi attivi in Libia ha disposto il rientro immediato dei dipendenti, che sono circa una cinquantina. La società di costruzioni era nel mirino degli investitori. Eni è invece il primo operatore internazionale presente in Libia, dove opera dal 1959. Nel 2009 la produzione di idrocarburi in quota Eni nel Paese del Raìs è stata di 244.000 barili di olio equivalente al giorno, pari al 13%circa dell'intera produzione del gruppo. Il gasdotto GreenStream, lungo circa 520 chilometri, collega Mellitah, sulla costa libica, con Gela, in Sicilia, attraversando il Mediterraneo. Scontata la preoccupazione della Borsa: -5,12%. Quanto al calcio, la Lafico che negli anni 70 fece scalpore per l’ingresso con il 15%nella Fiat, possiede oggi il 7,5%della Juventus. Al-Saadi Gheddafi, figlio del leader, ha giocato per il Perugia e l'Udinese. La Libia ha anche valutato offerte per la Lazio e messo del denaro nella Triestina. 

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