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«Il sistema italiano è troppo bancocentrico»

di  Federico De Rosa

MILANO— «I presupposti affinché l’Italia riprenda a crescere esistono» , ma occorre «potenziare il ruolo del mercato azionario» , «recuperare il grave ritardo nello sviluppo della Borsa italiana» se si vuole agganciare la ripresa. Per Giuseppe Vegas il tempo del «bancocentrismo» è finito. È «dal risparmio privato, dal dinamismo imprenditoriale» che secondo il presidente della Consob deve arrivare adesso l’impulso allo sviluppo dell’economia e della finanza. E dove se non in Piazza Affari si può trovare il giusto equilibrio tra le necessità di crescita delle imprese e la ricerca di rendimenti per i capitali? A patto, però, di dare una rinfrescata alla regole, per meglio tutelare il risparmio e creare al contempo le condizioni per incentivare il ricorso al mercato da parte delle aziende. Le quali, a loro volta, devono fare quegli sforzi necessari, a cominciare dalla governance, per attrarre investimenti. È un percorso non facile quello tratteggiato ieri da Vegas alla sua prima relazione annuale da presidente della Consob. Esordio con una novità rispetto al passato: gli interventi del vicepresidente del London Stock Exchange e amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, e della studentessa della Bocconi, Federica Andrighetto. Nella sua relazione l’ex viceministro dell’Economia ha fotografato una situazione difficile in cui però le chance di ripresa sembrano a portata di mano. Per Vegas il punto di partenza sono le regole. Una normativa così accurata, come quella italiana, non è detto che garantisca una miglior tutela, secondo il presidente della Consob. Semmai è vero il contrario: «Non aiuta lo sviluppo del sistema finanziario e può risultare dannoso per la tutela del risparmiatore» . Un esempio? La disciplina dei prospetti informativi: in altri Paesi sono più snelli e questo incentiva «gli emittenti domestici a scegliere giurisdizioni più permissive» con il rischio che si riduca il livello di tutela degli investitori italiani. Serve dunque «un’armonizzazione generale delle regole e della loro applicazione» . Ma serve anche «un sistema sanzionatorio inflessibile» perché da questo dipende «la credibilità delle regole» . «La Consob — ha spiegato il presidente— intende modulare la vigilanza sulla base di un principio di priorità, al fine di colpire con rapidità e severità i comportamenti più gravi» . Sul fronte delle norme Vegas ha ricordato anche le novità introdotte dal Testo unico della Finanza e in particolare di come «è stata aumentata la contendibilità del controllo attraverso una nuova disciplina dell’Opa» all’interno di un ordinamento che «da sempre ha fortemente privilegiato la contendibilità» . Questo, tuttavia, ha portato a un arroccamento: tra il 1998 e il 2010 il numero di società controllate di diritto o di fatto è aumentato da 156 a 178, mentre la quota media posseduta dal primo socio è rimasta attorno al 45%. Secondo Vegas vanno ampliate le possibilità di difesa in caso di scalate, per esempio «derogando per via statutaria alla disciplina della passivity rule» . Più in generale è «cruciale definire norme in materia di Opa in grado di contrastare il rischio di distruzione di valore» . Ma affinché la Borsa possa essere il motore dello sviluppo è necessario che Piazza Affari sia attraente mentre «nell’ultimo decennio ha conosciuto un’ulteriore contrazione» . Secondo il presidente della Consob la colpa è anche delle banche che «continuano a rappresentare il principale canale di reperimento e distribuzione di risorse» . Basilea III obbliga però a superare questa logica «bancocentrica» potenziando il ruolo del mercato. E la Consob è pronta a forzare questo passaggio «agendo sul sistema delle regole» , inclusa la possibilità di riprendersi la prerogativa di ammettere le società a quotazione.

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