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Il senso di colpa può essere anche un alleato

La professione di avvocato, ogni giorno, può causare una serie di sensi di colpa nel professionista. Nei confronti del cliente in caso di sentenza negativa in cui non si è riusciti ad ottenere quanto sperato, ma anche nei confronti della propria famiglia perché può capitare che gli effetti di una professione così stressante possano riversarsi anche a casa. È ciò di cui si è discusso durante il convegno: «Il senso di colpa: un prezioso alleato o un nemico da combattere?» organizzato dall’Ordine degli avvocati di Bergamo con la collaborazione di alcuni psicologi terapeuti esperti sul tema. «Il motivo per cui è stato ideato questo convegno è quello di promuovere tematiche nuove fra gli avvocati, che mettano in gioco la parte più intimistica della professione, e meno legata ai temi più strettamente giuridici», spiega Mara Mazzara, consigliere dell’Ordine degli avvocati bergamaschi e ideatrice del corso : «L’avvocato è un lavoro in cui si crea una relazione d’aiuto con il cliente cosa che, inevitabilmente, può dar vita a un senso di colpa». «Personalmente, vedo il senso di colpa come un prezioso alleato», prosegue Antonella Rosso di San Secondo, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Bergamo e moderatrice del convegno, «perché mi permette di pormi dei dubbi e, in questo modo, di migliorare la mia relazione con il cliente e di crescere nel mio lavoro, anche se per molti colleghi capita che il senso di colpa abbia l’effetto di incidere troppo negativamente sulla psiche e, di conseguenza, sulla professione: in questi casi, si tratta certamente di un nemico da combattere».

In che modo si può contrastare il senso di colpa che può finire per angosciare il professionista? «Attraverso la consapevolezza che l’avvocato non è onnipotente e non può controllare tutto quello che concerne un processo», spiega Rosanna Lezza, psicoterapeuta intervenuta al convegno, «e, in quest’ottica, è importante non promettere al proprio cliente ciò di cui non si può avere controllo, come ad esempio l’esito di una causa in un processo civile, penale o amministrativo che sia, ma soltanto garantendo al proprio assistito il massimo impegno professionale». Nella relazione con i propri familiari, invece, Lezza dà un consiglio: «Occorre non pensare di poter essere dappertutto e di essere sempre al massimo: agendo sempre in buona fede verso se stessi e verso i propri cari, infatti, si può gestire al meglio il proprio senso di colpa».

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