Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il Senato ora rischia la semi-paralisi

Dall’ingorgo al rischio semi-paralisi. Il traffico delle leggi (da fare) ha subito ieri al Senato un nuovo pesante stop, che imporrà ancora una volta la riscrittura dei calendari di fine legislatura. Rendendo ancora più di fuoco l’attività parlamentare a dicembre, già sovraffollata.
Slitta il decreto sui costi della politica locale, ormai a un passo dalla scadenza. Ma non solo: non fa passi avanti il decreto sviluppo, sale la tensione sulla legge di stabilità, la delega fiscale resta appesa a un filo. Tutto questo, mentre scadono i tempi per la legge elettorale che dovrebbe arrivare al pettine in aula da mercoledì. Una serie di incastri impossibili. Che alla Camera Gianfranco Fini – come anticipato al Sole 24 Ore domenica scorsa – ha proposto sempre ieri di risolvere abolendo intanto la settimana corta (deputati al lavoro anche di lunedì e venerdì) e, se servirà, tenendo aperti i portoni di Montecitorio anche sotto le feste di Natale, giovedì 27 e venerdì 28 dicembre. Ipotesi che per il momento a palazzo Madama non è presa in considerazione.
A far scattare il nuovo allarme al Senato sono state ieri le sorti del decreto 174 sui costi della politica locale (v. servizio a pag. 8), dopo l’altolà al maxiemendamento del Governo. «C’è lo sciopero dei trasporti», è stato spiegato da Renato Schifani, contraria Anna Finocchiaro (capogruppo Pd), mentre i senatori giravano con i trolley pronti per lasciare Roma. Risultato: il decreto tornerà in aula martedì dove sarà posta la fiducia, ma di qui dovrà tornare alla Camera per non fallire la scadenza del 9 dicembre.
Immediati gli effetti a catena su tutta l’agenda dei lavori. I primi contraccolpi li subirà il decreto 179 sullo sviluppo, che proprio martedì era atteso in aula a palazzo Madama: peccato che anche questo decreto (scade il 18 dicembre e deve ancora fare la sua navicella verso Montecitorio) ieri in commissione abbia fatto pochi passi in avanti. E a quel punto nel traffico intenso dei decreti finirà anche la riforma elettorale, in precedenza attesa in aula da mercoledì, mentre si accorciano i tempi per riuscire a dare l’addio al porcellum (sempreché i partiti si accordino) in vista delle elezioni. A meno che non si allunghi di qualche settimana la durata della legislatura (v. servizio a pag. 20).
Ma, se possibile, non finisce qui. Il riordino delle Province (Dl 188 che scade il 5 gennaio e va inviato a Montecitorio) continua a vivacchiare in commissione. I decreti su Tfr degli statali, stretto di Messina e tributi post terremoto, saranno ripescati altrove tra legge di stabilità e decreto sviluppo. Poi c’è il caso sempre aperto (in commissione) della delega fiscale. Per non dire dei decreti in arrivo: salva-infrazioni Ue, milleproroghe, caso Ilva. Altre micce innescate.
Ma il caos di palazzo Madama potrebbe risucchiare anche la legge di stabilità, che rischia di trasformarsi in una sorta di “salvagente” di misure destinate a finire su un binario morto.
Non a caso ieri il sottosegretario Gianfranco Polillo ha prospettato il recupero al suo interno delle norme escluse dal maxi-emendamento al decreto sui costi della politica nonostante fossero state approvate in Commissione. E il “repechage” potrebbe riguardare anche il salva-infrazioni e il milleproroghe di fine anno. Col risultato di aggiungere numerosi vagoncini al treno della ex legge Finanziaria già nel mirino della maggioranza che al Senato punta a un massiccio restyling del testo arrivato dalla Camera. Per inciso: ancora non si sa quando il provvedimento arriverà in aula al Senato, che dovrà rispedirlo a rotta di collo ai deputati.
Se il Senato è a dir poco ingolfato, la Camera può ancora respirare. Ma solo per poco. A Montecitorio toccheranno infatti le fatiche finali di dicembre, con tutta la mole di provvedimenti da smaltire in arrivo dall’altro ramo del Parlamento. Non ultima la legge elettorale che, se davvero passerà al Senato, sarà il caso politico di fine legislatura.
Insomma, paralisi bis in arrivo. Che ieri il presidente Gianfranco Fini ha cercato di esorcizzare proponendo alla conferenza dei capigruppo una quasi maratona parlamentare di fine anno. Dalla prossima settimana in aula si lavorerà anche di lunedì e venerdì. E così avanti per tutto il mese. Con la prospettiva, cui i gruppi «se sarà necessario» hanno dato l’assenso, di lavorare anche dopo la consegna e il ritiro dei regali di Natale: ma il 27 e il 28, dopo santo Stefano, la Camera sarà aperta. Chissà che, con le vacanze già prenotate da tanti parlamentari, l’ingorgo al l’improvviso non si dipani.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fininvest esce da Mediobanca dopo 13 anni, e con l’aiuto di Unicredit vende il suo 2% ai blocchi: ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una nuova tassa sulle multinazionali, quelle digitali e anche quelle tradizionali. Pagamento delle i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La prossima settimana il Consiglio dei ministri varerà due decreti. In uno ci saranno la governance...

Oggi sulla stampa