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Il satellite in ventisei pezzi «Possono colpire il Nord»

di Mariolina Iossa

ROMA — Trentotto minuti di allerta: oggi tra le 21.25 e le 22.03 potrebbero cadere su alcune regioni del Nord i frammenti del vecchio satellite della Nasa in orbita da vent'anni e che rientrerà nell'atmosfera disintegrandosi. Sono 26 «frammenti», che tuttavia possono essere anche molto grandi, e pesare tra quello unico di 158 chili fino ad altri più piccoli di 6 etti ma secondo gli esperti, dopo le simulazioni effettuate, la probabilità che questi pezzi piombino sul territorio è dello 0,9 per cento.

Per monitorare la situazione ieri si è riunito in seduta permanente il Comitato operativo della Protezione civile.

È stato anche costituito, ha detto il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, un comitato tecnico-scientifico di cui fanno parte il Dipartimento, l'Agenzia spaziale italiana, le Forze armate, i Vigili del fuoco, l'Ispra e l'Enav «che seguirà passo passo l'evolversi della situazione perché ogni ora i dati e le traiettorie possono subire delle modifiche».

L'area di caduta dei frammenti, individuata dagli scienziati, comprende Val d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli, Liguria ed Emilia Romagna: ci sarà pochissimo tempo per definire con certezza l'area, tra un'ora e quaranta minuti prima dell'impatto. «Tuttora permangono possibilità che frammenti del satellite non insignificanti possano impattare l'Italia in un'area prevista del Centro-Nord-Est», ha confermato Franco Gabrielli che, assieme all'esperto dell'Asi Franco Marucci, ha spiegato che «la previsione di rientro sulla terra è stimata intorno alle 19.15, di venerdì (oggi, ndr), con una finestra di incertezza che si apre alle ore 13 e si chiude alle 3 di sabato». Dentro questo arco di tempo, ha concluso Gabrielli, «non è ancora possibile escludere la remota possibilità che uno o più frammenti del satellite possano cadere sul nostro territorio». Stamattina sono previste altre precisazioni sulla rotta e i tempi di eventuale caduta dei detriti spaziali.

Allertate le sedi regionali e provinciali della Protezione civile interessate dall'arrivo dei pezzi del satellite Uars (Upper Atmosphere Research Satellite). Allerta sì, e costante monitoraggio, ma non evacuazione. «La probabilità che i frammenti possano colpire una persona è molto bassa, essendo invece coinvolte nella situazione circa 10 milioni di persone, non pensiamo a mettere in atto un'evacuazione — ha sottolineato il capo della Protezione civile —. Piuttosto puntiamo sull'autoprotezione e per questo daremo informazioni ogni due ore».

Come fare per proteggersi, dunque? Nonostante che la stragrande maggioranza se non la totalità di questi frammenti cada negli oceani o in lande desolate, è «comunque importante — ha aggiunto Gabrielli — che la popolazione interessata sia messa puntualmente al corrente di tutto. I luoghi più esposti sono le aree all'aperto e i tetti, mentre le strutture d'angolo e gli architravi sono meno a rischio». È anche difficile che i frammenti provochino il crollo di strutture: per questo è preferibile ripararsi in luoghi chiusi. Tuttavia, «i frammenti — ha detto ancora Gabrielli — impattando sui tetti degli edifici, potrebbero causare danni, ecco perché in via teorica sono più sicuri i piani più bassi».

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