Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il salvagente degli alti dividendi

Meglio avere in portafoglio titoli azionari che distribuiscono buoni dividendi piuttosto che bond sovrani o anche corporate bond. In questa difficile fase economica gli investitori europei – e italiani – devono confrontarsi con la politica di repressione finanziaria adottata da molti Paesi Ocse, che induce con la “moral suasion” (verso i privati) o con l’obbligo (nel caso degli istituti di credito) a comprare, per esempio, titoli di Stato con rendimenti bassi in uno scenario di crescita inflazionistica, con il risultato di un rendimento reale netto negativo.
Gli Stati così riescono a finanziarsi a condizioni di favore e ridurre il debito in termini nominali, ma i privati si ritrovano con asset che rendono poco o niente – sia in termini di portafoglio che di prospettive reddituali, basta pensare all’effetto dirompente che questa politica ha sui fondi pensione a medio-lungo termine – e le banche sottraggono all’economia reale risorse che invece potrebbero esservi canalizzate.
Per questo motivo, nella ricerca di un rendimento reale positivo, secondo i gestori l’investimento azionario in società ad alto rendimento cedolare rappresenta la migliore alternativa alle obbligazioni. «In un periodo di repressione finanziaria – commenta Stefan Hofrichter, chief economist di Allianz Global Investors – i costi ricadono principalmente su obbligazionisti e risparmiatori, mentre le prospettive sono migliori per gli investitori azionari».
Questo perchè «le distorsioni dei tassi di interesse possono determinare un’allocazione inefficiente del capitale, capace di soffocare la crescita a medio termine, tuttavia molte società dei Paesi industrializzati abbondano di liquidità che possono incanalare verso i dividendi, a tutto vantaggio degli azionisti».
Oggi le obbligazioni di elevata qualità sono sopravvalutate, quindi, «a meno che i titoli siano tenuti fino a scadenza e in portafogli privati in grado di evitare il mark-to-market, gli obbligazionisti corrono il rischio di un calo delle valutazioni quando la marea della repressione finanziaria defluirà».
Le asset class che possono generare rendimenti reali, secondo il gestore di Allianz, sono quindi altre. La scelta dell’investitore dovrebbe andare verso i titoli azionari più liquidi e le obbligazioni o le valute asiatiche.
«Considerato lo stato di salute relativamente buono delle finanze pubbliche nei Paesi emergenti asiatici, la solidità delle partite correnti, le elevate riserve in valuta estera e, in media, le valute sottovalutate, i mercati asiatici del reddito fisso sono certo molto interessanti. Nel segmento azionario, le small cap e le società con elevati payout ratio dovrebbero rappresentare la prima scelta per gli investitori. I dividendi sembrano destinati a essere il principale driver dei rendimenti azionari», conclude Utermann.
Un’opinione che vede d’accordo gli analisti di Morgan Stanley. «I dividendi – scrivono in un recentissimo report – sono sempre un fattore determinante dei rendimenti azionari nel tempo, ma lo diventano soprattutto quando i mercati vanno laterali o sono in caduta».
Sociètè Generale vede un deterioramento della situazione macroeconomica complessiva americana e suggerisce uno switch dell’investimento azionario verso l’Inghilterra e l’Europa. Da noi il rendimento medio cedolare per le azioni è migliore che negli Stati Uniti, da qui il suggerimento di sovrappesare l’equity del nostro Continente rispetto all’azionario americano.
Ma come si trovano le aziende più interessanti per la remunerazione attraverso la distribuzione dei dividendi? Morgan Stanley individua due criteri di analisi. Il primo, il più immediato, consiste nell’individuare le quotate che hanno un dividend yield superiore al rendimento medio obbligazionario.
L’altro criterio, più attento all’evoluzione reale dei business, suggerisce che nella selezione del portafoglio si tenga conto di «quattro elementi principali: un rendimento cedolare già stabilmente elevato o in crescita, un pay-out non particolarmente alto; bilanci affidabili e in buona forma; un free cash flow con un rendimento di oltre il 5% annuo».
In linea generale, «oggi è meglio avere in portafoglio – confermano a Morgan Stanley – azioni high yield europee e giapponesi, perchè pagano meglio di quelle americane».
Detto tutto questo, però è il caso di sottolineare che il rifugio in titoli azionari ad alto dividendo è una strategia valida in questo periodo per l’investitore prudente e per un futuro del quale non si può ancora prevedere quanto sarà lungo.
Ma che, appena vi sarà una schiarita dell’orizzonte economico, allora sarà opportuno tornare su asset più rischiosi e tentare di lucrare qualcosa in più.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«C’è da sfamare il mondo, cercando allo stesso tempo di non distruggerlo». A margine dell’Op...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Bollette, il governo conferma l’intervento straordinario da 3 miliardi per limitare l’aumento r...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non arriva come un fulmine a ciel sereno: da mesi in Parlamento si parla di entrare in aula con il ...

Oggi sulla stampa