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Il salotto buono alla prova dei consigli

Rcs più 19%, Camfin più 7,1% e Mediobanca più 1,3%. I movimenti nella galassia che ruota di piazzetta Cuccia sono continuati anche ieri in attesa di novità concrete sui vari fronti che potrebbero arrivare già questa settimana. Domani, in particolare, si terrà il cda di Mediobanca in cui l’amministratore delegato Alberto Nagel spiegherà ai consiglieri i motivi della sua firma in calce alla lettera con cui vengono assicurati alla famiglia Ligresti benefici materiali in cambio del via libera alla fusione tra Fonsai e Unipol. L’accordo è finito al vaglio del pm Luigi Orsi che ha messo sotto inchiesta Nagel per concorso in ostacolo all’attività di vigilanza e ora si aspettano ulteriori passi da parte della magistratura. A breve potrebbero scattare altri interrogatori dei protagonisti della vicenda, inclusi i vertici di Unicredit e Unipol.
Ma per il momento non sembra che i soci di Mediobanca vogliano procedere con la scure, cambiando il management in una fase tanto delicata. Anche i consiglieri che fanno capo alla compagine francese guidata da Vincent Bollorè, che in un primo momento sembravano desiderosi di dar battaglia, hanno rinviato un eventuale redde rationem. Nagel, a quanto si può apprendere, ammetterà di aver commesso una leggerezza nel firmare la lettera e non aver informato il consiglio del suo atto. Ma lo giustificherà con la necessità di evitare fughe di notizie e di assicurare il buon esito dell’operazione che altrimenti avrebbe rischiato di saltare. E non sembra neanche che al momento venga messa in discussione la strategia industriale di Mediobanca, che finora non ha certo premiato l’andamento del titolo in Borsa, con piani che prevedano la possibilità di separare l’attività di merchant banking pura dalle partecipazioni strategiche. Probabilmente di entrambi gli argomenti, uscita di Nagel e nuova strategia, se ne parlerà più diffusamente all’assemblea di fine ottobre.
La tenuta della galassia verrà testata sempre domani da un inaspettato confronto tra Marco Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza nel cda della Gpi, la holding che controlla il 41,7% di Camfin e a cascata il 26,2% di Pirelli. I soci sono entrati in rotta di collisione sulle modalità di rifinanziamento del debito Camfin e hanno avviato una battaglia legale senza esclusione di colpi (esposti alla Consob e in procura da entrambe le parti). Il faccia a faccia in Gpi, dove Tronchetti e i Malacalza hanno sottoscritto un patto di sindacato, potrebbe anche risolversi con una rottura anticipata dallo stesso mentre una rappacificazione sembra al momento molto difficile. A molti risulta evidente che di fronte alle crescenti difficoltà il sistema cerca di chiudersi a riccio. Per cui il Tronchetti vicepresidente di Mediobanca non spingerà per fare le pulci a Nagel sul caso Ligresti e piazzetta Cuccia insieme a Unicredit cercherà di sostenere Tronchetti contro l’attacco dei Malacalza. Un altro caso Impregilo sarebbe infatti difficile da giustificare dinanzi al mercato.
Più difficile da decifrare l’imperioso rialzo del titolo Rcs nelle ultime sedute, più 200% dal 27 agosto cioè da quando il neo ad Scott Jovane ha annunciato un piano autunnale per ridurre l’indebitamento della casa editrice, oltre a confermare la cessione di Flammarion. Le voci più insistenti danno in acquisto sia Giuseppe Rotelli che Diego Della Valle, i due azionisti fuori patto che possono arrotondare le loro quote. Il primo è
già sulla soglia del 17% mentre il secondo è ufficialmente al 5,4%. Ma dai rispettivi quartieri generali non arrivano conferme in tal senso e bisognerà aspettare la riunione del patto di sindacato di metà settembre per capire se qualcosa bolle in pentola. Rotelli, da primo azionista, sembra volersi muovere in sintonia con Giovanni Bazoli, da anni custode degli equilibri che riguardano il Corriere della Sera, mentre Della Valle, dopo l’uscita dal patto Rcs e dal cda Generali, sembrava volersi indirizzare verso Mediobanca per cercare di scardinare dall’alto i meccanismi dei patti di sindacato che ingessano le gestioni manageriali delle partecipate. Ma il rally dei prezzi nella seconda parte di agosto potrebbe aver influito sui suoi piani.

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