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Il ruolo della Banca centrale europea per mettere un freno agli spread

Sembra che la scelta europea di aiutare la Spagna con il fondo salvataggi, l’Esm, a Pechino sia stata presa come un atto ostile. Per volontà tedesca lo «European Stability Mechanism», o Esm, è un creditore legalmente privilegiato: primo nella lista degli investitori a dover essere rimborsato, nel caso in cui uno Stato debitore scivolasse in una parziale insolvenza. Ma poiché l’Esm dovrebbe prestare fino a cento miliardi al governo di Madrid perché li versi alle banche iberiche, ciò comporta che la Repubblica popolare cinese viene spinta fra i creditori di seconda fila. Quelli da indennizzare solo dopo e solo se resteranno le risorse per farlo.
Non è il massimo per la seconda economia del pianeta, che ha un ruolo determinante nel sostenere l’euro. A maggior ragione ciò risulta sgradevole per Pechino, dal momento che la banca centrale cinese detiene titoli per centinaia di miliardi dei governi europei che potrebbero ricevere un aiuto dall’Esm. Con questi malumori, diffusi anche fra gli investitori privati, non sorprende che gli addetti ai lavori di Eurolandia stiano già cercando di cambiare l’architettura del loro piano spagnolo. Altrimenti nessuno più vorrà detenere titoli pubblici di Madrid: l’asta di bond a 12 mesi venduti ai rendimenti astronomici del 5% lo ha dimostrato chiaramente martedì. Il governo è su un piano inclinato il cui punto d’arrivo purtroppo è noto.
È per questo che si sta già lavorando alla retromarcia, appena dieci giorni dopo aver lanciato il piano per la Spagna. Al posto dell’Esm l’Eurogruppo ora pensa usare l’Efsf, il vecchio fondo salvataggi transitorio, perché quest’ultimo non è un creditore privilegiato ma di pari livello con gli altri. La speranza è che gli investitori messi in fuga ritornino. Se così non fosse, anche il premier iberico Mariano Rajoy può solo sperare che il piano del suo collega Mario Monti decolli. L’Italia propone che l’Esm (o l’Efsf) compri sul mercato i titoli dei Paesi «virtuosi» quando il mercato spinge gli interessi sui bond troppo in alto. Il sistema monetario europeo, all’inizio degli anni 90, funzionava in modo simile: le banche centrali compravano una moneta sotto attacco (spesso, la lira) quando si avvicinava ai limiti massimi previsti di svalutazione.
L’idea sarà discussa all’incontro di domani a Roma di Monti e Rajoy con François Hollande e Angela Merkel. È l’ultima occasione per approfondirla prima del vertice di Bruxelles della settimana prossima, quello da cui si sperano risultati decisivi. La cancelliera ha già fatto spostare gli orari della riunione di Roma fra i quattro leader, in modo da avere un orario di partenza certo e arrivare a Danzica in tempo per Germania-Grecia degli europei di calcio. Ieri Merkel si è limitata a dire che l’acquisto di bond da parte di Efsf o Esm è una «possibilità» (è da sempre negli statuti legali) ma a suo avviso non esistono «piani concreti» in questo senso.
Soprattutto, lei come Monti sa che il progetto funziona solo se la forza di fuoco finanziaria in appoggio al sistema è illimitata. E i fondi di salvataggio sono ampi, oltre 500 miliardi, ma non infiniti. Solo fra agosto e novembre 2011 la Banca centrale europea ha speso circa 200 miliardi in acquisti di bond di Italia e Spagna, eppure in quel periodo lo spread di Roma sul Bund a dieci anni è salito dai 300 ai 574 punti-base perché la Bce disse da subito che gli interventi sarebbero stati contenuti. I mercati hanno continuarono a sfidarne i limiti sempre di più. Come ha dimostrato questo episodio — e il crollo dello Sme nel ’92 — le derive di mercato si fermano solo quando si annuncia che si farà di tutto, per sempre, pur di riuscirci.
L’Europa oggi ha un solo modo per farlo: coinvolgere la Bce. L’idea di Monti prevede che l’Esm abbia una licenza bancaria e come banca possa finanziarsi all’infinito presso la Bce, quindi utilizzare le risorse così ottenute per intervenire massicciamente sul mercato dei titoli di Stato. Una proposta simile fu già avanzata dall’Italia nell’ottobre scorso, quando si era vicini all’infarto finanziario, ma fu bocciata dalla Germania. Perché passi oggi, dovrebbero cambiare gli statuti dell’Esm e le modifiche andrebbero ratificate nei parlamenti di tutti i Paesi coinvolti: un processo lungo e difficile, dato che l’Esm nella prima versione non è neppure ancora ratificato. Ma soprattutto, bisogna convincere la Bce a farsi coinvolgere.
Sarà possibile? Quando l’Eurotower iniziò gli interventi sui bond greci nel maggio del 2010, in segreto chiese e ottenne ai governi europei l’impegno a indennizzarla di eventuali perdite. Oggi un patto del genere andrebbe ripetuto su scala molto più vasta. Monti sa quanto sia difficile. Il fatto che insista, dà la misura di quanto prenda sul serio la situazione in cui si trova l’Italia.

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