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Il rosso Mps scende a 380 milioni Viola: “Banca più solida e efficiente”

MILANO — Ancora un semestre difficile per Mps, ancora un risultato in profondo rosso (anche se meno di un anno fa) e un secondo trimestre 2013 in deciso affanno, peggio di quanto si aspettassero molti analisti. Nel frattempo, sullo sfondo resta l’ostacolo più grosso: Bruxelles non ha ancora approvato il piano industriale del Monte, propedeutico all’ok ai Monti bond. «Siamo a disposizione e pronti a recepire indicazioni volte a migliorare il nostro piano – ha chiosato laconicamente l’ad Fabrizio Viola – al momento è il massimo che posso dire. Da settembre qualche informazione in più l’avremo e la daremo con tempestività al mercato».
Segnali positivi comunque ci sono. «Adesso la banca è più solida – ha detto Viola – a partire dal profilo patrimoniale e finanziario e del miglioramento dell’efficienza operativa». Il patrimonio netto è aumentato di circa 360 milioni, soprattutto grazie al restringimento dello spread sui Btp (600 milioni di beneficio) e miglioramenti significativi ci sono stati sul versante della liquidità, mentre il Core tier 1 è ora all’11% (con i Monti bond).
Ma a fare da contrappunto c’è la perdita netta nel secondo trimestre, pari a 280 milioni: gli analisti si aspettavano un risultato intorno a 149 milioni. Il che significa che nei primi sei mesi dell’anno la banca ha accumulato un rosso di 380 milioni, comunque in forte ripresa rispetto alla perdita shock di 1,552 miliardi del semestre 2012. Negativo anche il margine di interesse, che ha segnato una contrazione del 35,2% (il 26,8% su basi omogenee). L’ad Viola ha sottolineato con soddisfazione come la raccolta diretta dia buoni segni (+1,3% rispetto al primo trimestre 2013 e più 3,3% rispetto al giugno 2012) rispetto ai momenti più difficili di gennaio- febbraio, ma Mps continua a pagare molto la provvista: il costo del funding è più caro di circa 50 punti base rispetto alla media delle prime 10 banche italiane.
Negativo l’andamento del costo del credito, pari a 149 punti base (138 nel primo trimestre), con rettifiche su crediti in aumento di 190 milioni rispetto al primo semestre 2012, mentre c’è stato un ulteriore aumento delle coperture. Netta riduzione – voluta – anche degli impieghi, in calo di 2,4 miliardi rispetto al primo trimestre 2013 e di 6,4 miliardi rispetto al giugno 2012.
Positivi gli indicatori dei costi: è stato già raggiunto il 90% del target triennale di chiusura delle filiali, e il 60% della riduzione dell’organico e già nella semestrale si registra una riduzione degli oneri operativi pari al 10,5% rispetto ad un anno fa e del 3,3% del secondo trimestre 2013 rispetto al primo. Il cda ha avviato una trattativa in esclusiva con Accenture e Bassilichi per la cessione delle attività di back-office.
Infine, nel documento di fine mandato la Fondazione Montepaschi fa un bilancio del passato e si autoassolve: il biennio 2011-2013 è stato caratterizzato dalla «ineluttabilità delle scelte» per la Fondazione, che invece stigmatizza come il «top management di Banca Mps, forse inadeguato e/o infedele, ha violato il rapporto fiduciario con la Fondazione».

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