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Il ritorno degli stranieri: al 54% nell’ultima asta BTp

«C’è stata una consistente domanda degli investitori esteri» in occasione dell’ultima asta del BTp a 3 anni. Lo ha confermato ieri Maria Cannata, direttore generale del debito pubblico al ministero dell’Economia. La partecipazione dall’estero ha assorbito il «54% dei 3,5 miliardi collocati dal Tesoro», mentre il restante 46% è finito nel portafoglio delle banche italiane.
Gli ordini degli stranieri avrebbero spiazzato chi aveva venduto allo scoperto, scommettendo su un tasso di assegnazione attorno al 5% per via del declassamento di Moody’s (poi emerso al 4,65%). «Qualcuno ci ha lasciato le penne», aveva commentato un trader subito dopo l’asta. La solidità della domanda è stata ribadita il lunedì successivo, con la riapertura sottoscritta per 921 milioni, nonostante il clima peggiorato sul rischio-Italia. Ieri, data di regolamento, sono entrati nelle casse dello Stato 4,2 miliardi per il solo triennale.
Il ritorno degli stranieri con un peso al 54% in asta, anche se concentrato sul BTp triennale (nella stessa giornata i BTp off-the-run a lunga scadenza hanno ricevuto un’accoglienza freddina), è una notizia ufficiale positiva per il rischio-Italia perché smentisce la percezione – molto diffusa all’estero – di un’assenza totale degli stranieri nei collocamenti italiani.
Un fattore rilevante che può aver contribuito ad alimentare la domanda per i BTp triennali è stato il taglio allo 0% del tasso della deposit facility deciso dalla Bce l’11 luglio: prima dell’annuncio, questo parcheggio era salito a 808 miliardi mentre subito dopo l’azzeramento della remunerazione, i depositi sono più che dimezzati calando a 324 miliardi: sono invece schizzati alle stelle altri tipi di conti a breve termine detenuti dalle banche presso l’Eurosistema. Qualche rivolo di liquidità è rimasto attratto dagli alti rendimenti dei BTp. L’Italia deve ora sperare che l’episodio degli ordini esteri sul triennale venga riconfermato nelle prossime aste: nella tre giorni 25-26-27 luglio, il Tesoro emetterà CTz, BoT e BTp per 16-18 miliardi, stando alle stime degli addetti ai lavori.
Il ritorno in tempi brevi e per importi rilevanti dei flussi esteri sul mercato dei titoli di Stato non è affatto scontato. E non lo è neanche il rientro della Bce sul secondario dei BTp, tramite il riavvio del Securities markets programme: ipotesi molto caldeggiata dai traders ma resa improbabile dalle recenti dichiarazioni del presidente Mario Draghi, sembrate favorire gli interventi convenzionali. La discesa in campo di nuovi compratori “official”, come i fondi di stabilità Efsf e Esm, sul primario e sul secondario dei BTp, è un’opzione che si è concretizzata, sulla carta: l’uso «più flessibile» dei firewalls è stato deciso all’ultimo Consiglio Europeo e confermato dall’Eurogruppo. Ma lo “scudo anti-spread” rischia di rimanere chiuso nel cassetto perché l’Italia non ha alcuna intenzione di chiedere ufficialmente aiuto esterno e correre il rischio di mettere in fuga gli investitori: si teme lo “stigma” del salvataggio, sia pure soft. L’Italia inoltre non è pronta a sottoscrivere un Memorandum of Understanding “leggero” per contenere le fluttuazioni dello spread BTp/Bund, in cambio di impegni fiscali aggiuntivi rispetto a quanto già fatto dal Governo Monti.
Le aste italiane e i rimborsi dei BTp in scadenza nei prossimi mesi – questi ultimi ammontano a una cinquantina di miliardi spalmati su settembre, ottobre e dicembre – entro la fine dell’anno dovranno essere assorbiti in casa in prima battuta dal sistema bancario. Dopo le due operazioni straordinarie LTRO (prestiti Bce a tre anni all’1% e poi allo 0,75%) hanno consentito alle banche italiane di aumentare i titoli di Stato in portafoglio di 87 miliardi tra il dicembre 2011 e il maggio 2012: a fronte di BTp in scadenza per 72,6 miliardi. Tenuto conto che gli stranieri possedevano oltre il 50% dei titoli di Stato italiani fino a circa un anno fa e che adesso potrebbero essere scesi al 30%, negli ultimi rimborsi dei BTp i conti esteri non hanno rinnovato l’intero investimento e hanno colto l’occasione per alleggerire le proprie posizioni: le banche italiane tuttavia non hanno avuto difficoltà ad assorbire la quota in uscita degli stranieri nei rimborsi e a sostenere mensilmente, al tempo stesso, aste da 15 miliardi circa sul medio-lungo termine.
In quanto ai venditori, questa estate sono temute le scorribande degli hedge fund e i forti scossoni provocati da interventi limitati a causa della scarsa liquidità. Se le vendite allo scoperto degli operatori più speculativi dovessero dominare il secondario, a fronte di prezzi a picco le banche, i fondi e le compagnie di assicurazione in Italia sarebbero costretti ad alleggerire le proprie posizioni per contenere le perdite. Un circolo vizioso che solo gli acquisti Bce o Efsf/Esm potrebbero smontare.

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