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Il risiko delle tlc fa tremare i mercati

Parte da Parigi la scossa di terremoto che ieri ha fatto franare i titoli del settore telefonico in tutto il Vecchio continente. Le mancate nozze tra Orange (-6,1% in Borsa) e Bouygues Telecom (-13,8%) oltre a deperire i corsi delle società interessate, hanno avuto un effetto domino su rivali come le connazionali Iliad (-15%) e Numericable- Sfr (-18%), ma anche in Italia su Telecom Italia (-3,8%), in Germania su Deutsche Telekom (-1%) con onde telluriche arrivate fino alla russa Vimpelcom (-1,9%) che tra le altre cose controlla Wind. In un momento in cui l’Antitrust europeo sotto il nuovo commissario Margrethe Vestager, sta utilizzando una linea molto dura per ostacolare le concentrazioni a tutela dei consumatori, l’esempio francese era visto da molti come il caso di scuola che avrebbe dimostrato a Bruxelles che un consolidamento è necessario per la salute dell’industria, troppo frammentata in Europa. Dopo che la Ue ha già bloccato in Danimarca il matrimonio tra Telia Sonera e Telenor, ha espresso riserve in Inghilterra su quello tra O2 e H3g, e ha aperto un indagine in Italia per quello tra Wind e H3g, la Francia poteva dare il buon esempio riducendo da 4 a 3 gli operatori, risolvendo la questione a livello di Antitrust locale. Tuttavia ciò che era di fatto già stato approvato a livello di regolatore francese, è stato rimesso in discussione per problemi legati alla governance del gruppo che sarebbe nato dalla fusione Orange- Bouygues e su quali attività cedere ai rivali di Iliad e Sfr per garanitire un’adeguata concorrenza. Inoltre, secondo fonti finanziarie, il ministro dell’economia Emmanuel Macron sarebbe stato irremovibile sulla valorizzazione di Orange e su quella di Bouygues Telecom, con il duplice obiettivo di limitare il peso di Martin Bouygues nell’azionariato del futuro gruppo al 12%, e di mitigare la perdita di peso dello Stato che oggi controlla il 23% di Orange. Morale, anche senza il veto della Ue, la Francia che in Europa è famosa per fare sistema, non è stata capace di sdoganare il consolidamento interno, ritenuto necessario da tutti e 4 gli operatori, e che l’ex monopolista Orange aveva posto come condizione per pianificare una successiva crescita oltre i confini nazionali.
Fallito il matrimonio con Orange, gli esperti si aspettano che Bouygues – il cui patron Martin Bouygues è in aspra dialettica con il numero uno di Iliad Xavier Niel – provi a trovare una soluzione insieme a Sfr, operazione che peraltro era stata tentata senza successo già nel 2014 quando il quarto operatore francese era controllato da Vivendi. Ma nell’attesa che questo nuovo abboccamento assuma toni concreti, il settore delle tlc francese dovrà fare i conti con mesi di nuova concorrenza a colpi di tariffe basse.
La Francia peraltro è un unicum in Europa, dato che è l’unica grande nazione da cui colossi esteri come Vodafone si sono sempre tenuti alla larga.
Ma anche in Inghilterra e in Italia la competizione si fa sempre più dura, e le aziende devono fare i conti con ricavi stagnanti con cui finanziare nuovi investimenti nelle reti e nella tecnologia. In vista dell’asta delle licenze di quinta generazione, proprio ora che le aziende stanno terminando la rete Lte di quarta generazione, il problema si fa più impellente perché tra aste delle nuove frequenze e sviluppo tecnologico questa volta c’è il rischio che solo alcuni degli attuali operatori siano in grado di finanziare le nuove reti.

Sara Bennewitz

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