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Il risiko degli sportelli si sposta in provincia

Un tempo le banche giocavano a risiko per aumentare la presenza sul territorio. Per assecondare le proprie ambizioni erano pronte ad aprire il portafoglio, in una corsa che pareva senza fine: furono pagati anche 12 milioni di euro per un singolo sportello prima del 2007.

Oggi le banche giocano al ribasso e spesso, dietro talune operazioni, c’è solo la volontà di evitare il naufragio dei conti. Per ora la partita si gioca tra le banche di minori dimensioni: anche le Bcc non sono immuni dal virus della crisi, ma il giro sembra destinato ad allargarsi. Così, mentre la Popolare di Milano si addentra nelle due settimane che dovrebbero portare alla conoscenza del rapporto della Banca d’Italia sulla lunga ispezione in Piazza Meda, altri si spingono a tessere possibili alleanze. Strategie da condizionare al fattore più importante: la diffusa mancanza di cassa. Sono, insomma, i banchieri, alle prese con l’annoso problema della massaia, che deve preparare la tavola per bene, ma con pochi denari.
Il mercato
Sul lato dell’offerta, oggi, sono in due. La Carige, che per evitare un aumento di capitale da 800 milioni, ha messo in vendita qualche gioiello di famiglia e la Banca delle Marche, alle prese con una manovra sul capitale da 400 milioni, di cui 300 da trovare entro fine settembre.
Sul fronte della domanda ci sono potenzialmente tutti, ma per ora solo uno ha mosso i propri alfieri. Gianni Zonin, presidente della Popolare di Vicenza, da tempo accarezza l’idea di allargare i confini della propria banca nel Centro Italia. Sul versante tirrenico c’è la rete che fu di Cariprato, sul versante adriatico l’attenzione è focalizzata sul momento di difficoltà della Banca delle Marche. L’idea, su cui a Vicenza mantengono il più stretto riserbo, trova conferma altrove e sembra essere questa: Vicenza — che ha dato mandato a Rothschild per trattare — acquisisce il 78,81 per cento che la Banca delle Marche ha in Carilo, la Cassa di Risparmio di Loreto, diventando la prima azionista e arrivando a controllare i 15 sportelli dell’istituto (la quota restante è in mano alla Fondazione Carilo). Inoltre, Zonin vorrebbe arrotondare a 50 sportelli la propria presenza nell’area e potrebbe trattare con il neo presidente di Banca delle Marche, Rainer Masera, una razionalizzazione della rete. Il tutto in cambio di cosa? Popolare Vicenza è alle prese con un aumento di capitale da complessivi seicentosei milioni in tre distinte operazioni. La prima tappa si concluderà il 9 agosto. Ma è certo che il cashappena raccolto non sarà interamente impiegato per fare shopping, avendo la Pop Vicenza dei vincoli di patrimonio da rispettare. Così appare più probabile una contropartita mista: parte in contanti e parte in azioni. È vero che Banca Marche ha necessità di cash, ma è altrettanto vero che, al momento, solo Zonin ha fatto un passo avanti, visto che anche le due corazzate francesi che parevano in un primo tempo interessate (Cariparma-Crédit Agricole e Bnl-BnpParibas), se ne stanno lontane dal campo di battaglia. Dettaglio che giustifica l’attivismo berico: la Pop Vicenza ha appena concluso un’importante operazione di cartolarizzazione immobiliare da un miliardo di euro, classata soprattutto sui mercati del nord Europa.
Lato francese
I francesi si sono invece fatti sentire a Genova, dove Carige ha messo in vendita la sgr. Amundi, nata a fine 2009 da Crédit Agricole e Société Générale, ha presentato un’offerta vincolante che si affianca a quelle di Arca e Anima. Il colosso francese dell’asset management (746 miliardi di masse gestite), sovrasta per dimensione i due player italiani, visto che Arca viaggia attorno ai 20 miliardi e Anima sui 40, ma non per ciò ha già vinto la partita. In questo caso conta solo l’offerta cash: le previsioni degli analisti parlano di un valore di base tra gli 85 e i 90 milioni di euro per Carige sgr, che però potrebbero anche salire a cento. A breve la soluzione.
Commissari
Sotto la lente ci sono da tempo anche la Carife (Cassa di Risparmio di Ferrara) e la Popolare di Spoleto. A Spoleto la Banca d’Italia è intervenuta a febbraio, commissariando la banca e la cooperativa Scs (Spoleto Crediti e Servizi) che detiene il 51 per cento dell’istituto di credito. Un problema di governance (secondo azionista di PopSpoleto è il Monte dei Paschi di Siena, con il 25,93 per cento del capitale), e soprattutto di gestione. La magistratura ha aperto un fascicolo con 34 indagati, tra cui spicca l’ex presidente di banca e cooperativa Giovannino Antonini. La banca è in amministrazione straordinaria. Ma la ricerca di un cavaliere bianco non è semplice di questi tempi, tanto che neppure Pop Spoleto, che pure conta 110 sportelli in otto regioni, accende gli entusiasmi.
A Ferrara la preoccupazione per le sorti dell’ultracentenaria Cassa di Risparmio sono diffuse. Da fine maggio la Cassa è stata commissariata e anche qui indaga la magistratura. Tra gli indagati anche l’ex direttore generale Gennaro Murolo. L’inchiesta, che riguarda investimenti immobiliari a Milano, ha visto il pm Gaetano Ruta avanzare la richiesta di otto condanne per truffa a carico dell’istituto di credito.
Tu, chiamale se vuoi, occasioni.
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