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Il rischio insolvenza delle imprese ai massimi da 10 anni

Rischio insolvenza per per imprese italiane. Lo rileva l’indice CeGRI di Cerved Group, che evidenzia come tra quest’anno e il prossimo si raggiungano punte di rischiosità ai massimi da dieci anni.
«La fotografia che emerge dal nostro indice – spiega Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group – è difficile. Le società italiane stanno infatti attraversando la fase più complicata da quando la crisi ha contagiato la nostra economia, a partire dalla seconda metà del 2008, e le prospettive per i prossimi mesi non sono favorevoli. Il rischio insolvenza è atteso a livelli record nei prossimi due anni e il quadro complessivo rileva un ampliamento delle differenze tra imprese: se – in generale – le grandi soffrono meno delle piccole, in questo periodo la forchetta si amplia a fronte di un peggioramento delle più deboli».
Scorrendo l’analisi – elaborata sulla totalità delle società di capitale italiane –, si evidenziano infatti profonde differenze. Le più evidenti riguardano la dimensione: il trend di rischio sarà infatti inversamente proporzionale alla grandezza dell’impresa (si vedano i grafici) e saranno quindi le micro imprese a registrare le situazioni più critiche. Un’ampia forchetta che va dal picco di 76,1 registrato dalle piccolissime aziende (la scala va da 1, che indica il minimo rischio, a cento che rappresenta il massimo rischio), al poco preoccupante 27,5 delle grandi. Se queste, dunque, non supereranno i livelli di insolvenza toccati nel 2009, le piccole – che meno avevano sentito la crisi internazionale di tre anni fa, servendo soprattutto il mercato interno – affronteranno adesso rischi molto alti.
Anche il settore di appartenenza condiziona il livello di rischiosità dell’impresa. L’agricoltura, per esempio, che non aveva sofferto particolarmente nel 2009, è previsto che superi quest’anno i 62 punti (+ 3 in un anno), pur restando il macro settore meno colpito. Più penalizzate le costruzioni, che dopo il miglioramento del 2011, registreranno un forte peggioramento, superando ampiamente nei prossimi due anni il livello di rischio toccato nel 2010. Anche l’industria peggiorerà sensibilmente nel 2012 il livello del 2011. Per questo settore, però, la crisi non raggiungerà l’intensità registrata nel 2009 e interesserà soprattutto le imprese focalizzate nel marcato interno, mentre risparmierà quelle a forte esportazione. Allarmante, invece, la situazione dei servizi: per questo settore, infatti, è atteso un peggioramento sensibile e si stima un superamento dei livelli di rischiosità registrati nel 2009. Più colpite soprattutto le imprese di logistica e di trasporto.
Anche la collocazione geografica dell’impresa incide sul suo rischio insolvenza. Il quadro nazionale, infatti, rileva un trend ininterrotto di peggioramento – dal 2008 – per il Sud e le Isole e un andamento a doppia V per il Centro, il Nord-Est e il Nord-Ovest.
Da una simulazione fatta su un campione di 100mila imprese, però, ipotizzando per le società conferimenti di capitale da parte dei soci, con incrementi del 20% rispetto ai bilanci del 2010, per i successivi tre anni, si avvierebbe un circolo virtuoso che porterebbe un miglioramento del patrimonio netto e della leva finanziaria delle imprese.

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