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Il rischio-Grecia spaventa i mercati

Tassi da default. Se venisse un marziano e osservasse i rendimenti dei titoli greci e li confrontasse con quelli della Germania farebbe davvero fatica a comprendere come questi due Paesi possano far parte della stessa area valutaria e condividerne diritti e doveri. Perché ieri mentre i titoli di Atene a due anni volavano al 27% e quelli a 10 anni al 12,6% (confermando quella che da tempo è una pericolosa inversione della curva dei rendimenti) i Bund tedeschi a due anni quotavano a -0,27% e quelli a 10 anni aggiornavano il minimo di tutti i tempi a 0,083%. 
La scadenza a due anni è quella che conta di più perché?quando i mercati fiutano che un Paese possa far fatica a non poter onorare il debito si concentrano ovviamente sulle scadenze più imminenti, quelle che farebbero scattare per prime un’insolvenza. Il destino ieri ha voluto un confronto numerico schiacciante e quasi algebricamente simmetrico: 27% (Grecia) contro -0,27% (Germania). Il divario è abissale anche sulla scadenza a 5 anni dove i titoli greci prezzano un rendimento del 18% e quelli tedeschi sono ancora in territorio negativo: -0,15%. È evidente quindi che i mercati scontino i rischi che la Grecia possa fare default per la terza volta in cinque anni. E i prossimi giorni saranno caldi su questo fronte, dato che c’è anche un’altra, l’ennesima, deadline per Atene:?il 24 aprile. Dopo aver saldato la tranche di debito da 460 milioni di dollari con l’Fmi il 9 aprile, tra sette giorni, il 24 appunto, Atene avrà bisogno di raggiungere anche solo un’intesa di massima al summit dei ministri delle Finanze a Riga con i partner dell’Eurozona. La Grecia ha, infatti, avvertito che se non riceverà nuovi aiuti entro fine mese, da maggio non sarà in grado di onorare i suoi debiti. Ma finora Atene non ha ancora fornito un piano dettagliato e credibile delle riforme che intende attuare. Piano che i partner aspettano dal 20 febbraio scorso. In questo testa a testa i mercati danno segnali di schizofrenia. Il debito pubblico di Atene è stato fortemente venduto, anche in scia al downgrade di 48 ore fa ad opera di Standard and Poor’s che ha declassato i bond di Atene da “B-” a “CCC+” (spazzatura in sostanza) con outlook negativo. Nello stesso giorno però la Borsa di Atene è salita dell’1,13% (indice Ase), in controtendenza rispetto alle altre Borse europee che hanno vissuto una giornata in netto ribasso, complici anche le prese di beneficio (si veda articolo a pagina 5).
Nel mentre nelle stanze degli operatori si sono susseguiti rumor, smentite e poi altri rumor. Tra questi anche quello secondo il quale Atene avrebbe sondato le acque presso il Fondo monetario internazionale per ottenere uno slittamento dei prossimi pagamenti (747 milioni da rimborsare entro il 12 maggio) ma dal quartier generale del Fondo la risposta sarebbe stata negativa. Immediate le smentite da parte di Atene e del governo tedesco, che però non sono servite a far rientrare le fibrillazioni.
Da Washington il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, non ha nascosto le preoccupazioni per la piega che sta prendendo il dossier Grecia. «Nell’area euro potrebbe riemergere una situazione di stress finanziario a causa delle incertezze sulle politiche associate alla Grecia». «Il governo greco sta finendo i soldi molto rapidamente – rileva un analista londinese – e c’è il serio rischio di default se le prossime scadenze di rimborso dei prestiti non saranno rispettate». Secondo Jp Morgan «si sono offuscate» le speranze di un accordo, anche parziale, tra la Grecia e i suoi creditori in vista del meeting dell’Eurogruppo del 24 aprile. Lo scenario è questo qua. E ha in parte contagiato anche i BTp che hanno visto balzare il rendimento a 10 anni all’1,37%, vanificando i progressi al ribasso degli ultimi due mesi, mentre lo spread con la Germania è tornato puntare nuovamente quota 130. A questo punto resta da capire come i creditori riusciranno a gestire o evitare nelle prossime ore un default da 330 miliardi di euro, che sarebbe il più ampio, per un Paese, della storia moderna.
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