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Il rinvio sulla Grecia fa tremare l’eurozona

Il fallimento dell’Eurogruppo straordinario dei ministri finanziari, che doveva dare il via libera agli aiuti necessari al governo di Atene per evitare l’insolvenza, trasferisce un argomento delicato nel vertice Ue di oggi e domani, dove i capi di Stato e di governo dell’Ue avrebbero dovuto concentrarsi solo sulla già difficile trattativa per il bilancio 2014-2020. La riunione a Bruxelles alle cinque di mattina di ieri, dopo quasi 12 ore di trattative, secondo varie fonti è stata interrotta principalmente perché la Germania ha rifiutato nuovi esborsi a una Grecia stremata da sei anni di recessione e dalle misure di austerità imposte proprio dalla troika dei creditori (Ue, Banca centrale europea e Fmi di Washington).
Il presidente dell’Eurogruppo, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha cancellato la conferenza stampa di rito e rinviato a una nuova riunione straordinaria lunedì prossimo. Oggi Juncker ha in programma un incontro con il premier greco Antonis Samaras prima del vertice a Bruxelles. Tutti i 17 Paesi dell’eurozona sono consci che una insolvenza di Atene potrebbe avere conseguenze pesanti per la moneta comune. Ma il governo di centrodestra tedesco resta frenato dalla paura di perdere voti nelle prossime elezioni in settembre, qualora concedesse ulteriori aiuti ai Paesi mediterranei a rischio. Il Fmi, invece, pretende di mantenere al 2020 il rientro del debito greco al 120% del Pil e chiede di cancellarne una parte per renderlo possibile (altrimenti salirebbe verso il 190% del Pil nel 2013).
«La Grecia ha fatto tutto quello che si era impegnata a fare — ha protestato Samaras —. Anche i nostri partner, insieme al Fmi, devono fare quanto si sono impegnati a fare». Ad Atene chiedono due anni in più per la riduzione del debito appellandosi all’aggravamento della recessione provocato dalle misure di austerità. Ma questa dilazione costa una trentina di miliardi aggiuntivi. Francia, Italia e Spagna si dichiarano favorevoli. La Germania guida i Paesi del Nord (soprattutto Finlandia e Olanda) contrari a spendere di più.
La cancelliera tedesca Angela Merkel, contestata dall’opposizione socialdemocratica per il rischio di aggravare la crisi dell’Europa e dell’euro con il suo atteggiamento dilatorio sulla Grecia, ha mostrato qualche apertura. «Credo ci siano possibilità, che non conosco con sicurezza, ma ci sono possibilità di arrivare a una soluzione lunedì», ha dichiarato Merkel in Parlamento. Anche il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble si è detto «fiducioso» sul via libera agli aiuti e ha ipotizzato un pacchetto di misure (senza nuovi esborsi per Berlino). Queste concederebbero alla Grecia di ricomprare parte del suo debito a prezzo ridotto, ottenere i profitti della Bce sull’acquisto di titoli di Stato greci o vedersi ridurre i tassi d’interesse sui prestiti (senza provocare perdite agli Stati creditori). Nella nottata dell’Eurogruppo il direttore del Fmi, la francese Christine Lagarde, ha continuato a chiedere la svalutazione dei titoli greci (fino al 30-40% del valore nominale avrebbe ipotizzato in una riunione segreta, lunedì scorso in Francia, con Mario Draghi della Bce e i ministri finanziari di Germania, Francia, Italia e Spagna). Il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici, nonostante le divisioni emerse a Bruxelles, ha espresso ottimismo sostenendo che si è ormai a «un capello» dall’accordo sugli aiuti ad Atene.

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