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Il rimborso spese? Non basta

Il professionista che redige un progetto di un’opera pubblica non può essere remunerato con un semplice rimborso spese; illegittima la previsione di rimborsi perché violano i principi civilistici del decoro della professione e dell’adeguatezza all’importanza dell’opera. È quanto afferma l’Autorità nazionale anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, nella deliberazione n. 19 del 18 febbraio 2015 che prende in esame una complessa procedura amministrativa disposta da un comune delle Marche, relativa all’affidamento diretto di incarichi professionali per lavori di recupero edilizio e funzionale di una ex scuola media, finanziati con il piano nazionale di edilizia abitativa. In particolare era stato conferito a tre professionisti l’incarico di progettazione preliminare per la realizzazione di alloggi per studenti fuori sede, per l’importo forfetario lordo totale di 2.000 euro, specificando che al pagamento degli onorari si sarebbe provveduto una volta finanziata l’opera e che «in caso contrario» si sarebbe «riconosciuto al professionista un rimborso spese di 2 mila euro». Successivamente, finanziata l’opera, il comune sceglieva senza gara (e ad avviso dell’Anac senza motivazione congrua e adeguata) cinque professionisti (peraltro frazionando illegittimamente, sempre secondo l’Anac, in tre incarichi gli ulteriori livelli progettuali) per importi compresi fra 10 mila e 30 mila euro. La delibera dell’Autorità boccia in toto l’operato della stazione appaltante chiarendo che la corresponsione di un semplice rimborso spese, pari a 2 mila euro a fronte dell’espletamento di servizi di ingegneria (progettazione preliminare) «non è conforme alla normativa vigente in tema di affidamenti di servizi tecnici». La delibera, oltre all’illegittimità della previsione per violazione della normativa vigente, sottolinea il fatto che si sia anche stabilito un rimborso veramente esiguo e incongruo rispetto al valore dell’intervento stimato con il progetto inizialmente proposto (stimato in 2.176.529 euro) e poi finanziato per 1.487.865 euro. Inoltre, l’esiguo rimborso spese previsto per la prestazione (progettazione preliminare) «potrebbe ritenersi in contrasto col principio stabilito dall’art. 2233, comma 2, del Codice civile secondo cui la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione». Rispetto poi al fatto che il comune abbia previsto che ai professionisti verrà riconosciuto il corrispettivo se l’opera verrà finanziata, l’Anac ribadisce (in aderenza alla determina 5/2010) che si tratta di clausola in palese violazione dell’articolo 91, comma 1 del codice. La delibera Anac stabilisce quindi l’illegittimità di ogni bando di gara che, non soltanto subordina il pagamento dei corrispettivi all’avvenuto finanziamento dell’opera, ma prevede che si possa corrispondere per una progettazione un mero rimborso spese (nel caso specifico 2 mila euro per studio di fattibilità/progetto preliminare), invece del compenso derivante dalla negoziazione o dall’esito dell’offerta presentata in una procedura di gara.

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