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Il rimborso greco, ora casse vuote

Quando un trasferimento bancario non arriva in tempo si dà la colpa alla banca, al swift o a un crollo dei computer. Però, di solito, capita a fornitori, inquilini, clienti riluttanti. Ma tra Stati e istituzioni? Sembra ridicolo. Invece ieri il tarlo del dubbio lavorava. Atene avrebbe ripagato la mini tranche di debito da 450 milioni al Fondo monetario internazionale? Il risarcimento era stato annunciato dal ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis e confermato dal primo ministro Alexis Tsipras, ma i giornalisti a New York si sono sentiti ugualmente in dovere di chiederlo. «Sì — ha risposto ironica la direttrice del Fmi Christine Lagarde — ho riavuto i miei soldi». 
La fiducia tra le istituzioni che hanno prestato i soldi e la Grecia è ridotta al lumicino. Lo confermano voci che filtrano più o meno ad arte dall’Eurogruppo. Ad alcuni Stati non basterebbe più dare l’ok alle singole voci del budget greco, vorrebbero prima vederle trasformate in leggi dal Parlamento. Temono ripensamenti in nome della «volontà popolare» e del «rispetto democratico» tante volte invocato dal premier Tsipras. Pronto a ribattere il ministro Varoufakis: «Pur di avere una politica economica sensata siamo disposti a votare leggi che ci impegnano anche per quattro anni».
Il prossimo appuntamento tra i diffidenti soci europei è il 24 aprile. Per allora la Finanziaria 2015 greca dovrebbe essere condivisa da Eurogruppo e governo ellenico. Al momento le discrepanze restano tante e siccome i negoziati procedono a rilento c’è già chi immagina uno slittamento di qualche giorno. Senza disco verde dei prestatori, però, non arriveranno soldi e a giugno le casse di Atene saranno completamente vuote.
Il dibattito è incentrato tra chi chiede tasse e privatizzazioni (l’ex Troika) e chi vorrebbe allentare la stretta fiscale per rilanciare l’economia e privatizzare solo ciò che conviene senza, per altro, perderne il controllo (il nuovo governo di sinistra greco). Ieri Tsipras era ancora a Mosca. Chiarito già mercoledì di non voler cambiare sistema di alleanze, il premier greco ha ribadito di essere «ottimista» e di voler «restare nell’eurozona con accordi che siano convenienti per tutti». La sua tesi è «senza crescita Atene non potrà ripagare il debito e senza un respiro fiscale non ci sarà crescita».
Tra tanti dubbi un fatto che va verso la difesa dell’euro. Ieri la Banca centrale europea ha alzato da 72 a 73,2 miliardi il fondo per i prestiti bancari d’emergenza (Ela) a disposizione degli istituti greci.

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