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Il rilancio di Bonomi per la Bpm

di Fabrizio Massaro

MILANO — È ormai botta e risposta quotidiano, come ogni campagna elettorale che si rispetti, lo scontro delle liste per il controllo della Popolare di Milano. Ieri è uscito allo scoperto Andrea Bonomi, presidente di InvestIndustrial, il fondo d'investimento che ha già il 2,6% di Bpm e punta al 10% mettendo sul piatto 150 milioni fra crescita fino al 9,9% e sottoscrizione dell'aumento da 800 milioni che sarà votato all'assemblea di sabato insieme con il nuovo statuto che introduce il sistema duale.

Il finanziere sostiene la lista degli Amici della Bipiemme, che candida Filippo Annunziata alla presidenza del consiglio di sorveglianza, e la permanenza del direttore generale Enzo Chiesa, «che ha presentato il piano industriale e deve andare avanti per essere giudicato sui risultati». E pone le sue condizioni, come la presidenza del consiglio di gestione per sé, e polemizza con la lista Messori-Arpe, che a suo dire farebbe diventare la Bpm una banca «controllata da Roma, dai sindacati nazionali», cioè da Fabi e Fiba-Cisl, mentre InvestIndustrial è per il mantenimento dell'indipendenza della banca e del suo radicamento sul territorio milanese. I sindacati ieri sera hanno replicato duramente: «Non rientra nel dna delle segreterie nazionali controllare alcunché. Consigliamo a Bonomi di rispondere alla Consob per chiarire l'eventuale esistenza di collegamenti tra le liste a lui riconducibili», hanno detto con riferimento alla vicinanza della lista degli Amici a quella direttamente presentata da InvestIndustrial con in testa il banchiere tedesco Ulrich Weiss.

Bonomi aveva già spiegato in conferenza stampa che «sì, sono stato stato approciato dagli Amici ma parlerò con tutte le liste e che non è collegata a nessuno». Ma non a tutti i costi: vuole due posti nel consiglio di gestione (uno per il suo braccio destro Dante Razzano) in modo da avere in mano il controllo sulla gestione. Senza queste condizioni, niente investimento: «Oltre alla faccia ci metto i soldi»: una frecciata a Matteo Arpe, futuro capoazienda in caso di vittoria della lista dei sindacati nazionali con Marcello Messori presidente, che aveva detto di non avere acquistato neanche un'azione della Bpm. Ieri Arpe nel road show per presentare la lista ai soci (soprattutto dipendenti) non ha replicato a Bonomi sottolineando piuttosto che nella lista degli Amici ci sarebbero candidati in conflitto d'interesse, con riferimento non esplicito a Umberto Bocchino, amministratore di Milano Assicurazioni (gruppo Fonsai) e a Maria Luisa Mosconi, sindaco di Premafin, e alla loro vicinanza al gruppo Ligresti, grande debitore della Bpm per 450 milioni.

La situazione insomma si fa calda, a pochi giorni dall'assemblea. Il consiglio d'amministrazione di oggi si preannuncia complesso: oltre a discutere sulle carriere facili dei sindacalisti interni, su richiesta della Consob il board dovrà esprimersi su eventuali collegamenti fra le liste (ben cinque), e motivare il rifiuto di aver fornito a Piero Lonardi, a capo dei soci non dipendenti, l'elenco soci. «Visto che un gruppo come i soci-non dipendenti non ha avuto a disposizione le stesse informazioni», sostiene Lonardi, che minaccia azioni legali, «l'assemblea è una competizione truccata in cui una lista parte con handicap; quindi andrebbe rinviata». Un altro tema che potrebbe infine emergere è quello sulle deleghe di voto: si voterà con le attuali 3, o con il nuovo statuto che ne prevede 5? Anche su questo aspetto, tutt'altro che procedurale perché in grado di rovesciare gli equilibri, si preannuncia battaglia.

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