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Il rilancio della produttività

Orari e turni flessibili, premi di risultato, bonus per attività formative. Sono le voci più ricorrenti dei contratti di secondo livello – aziendali o territoriali – siglati negli ultimi due anni e con prelievi fiscali agevolati perché legati a doppio filo ad aumenti di produttività. Un legame per ora sulla carta, penalizzato dal groviglio di norme che ha disciplinato i cosiddetti salari “incentivanti” dal 2008 (data di avvio della sperimentazione) a oggi, con una stretta sugli effettivi beneficiari e scarsi vantaggi per la competitività delle imprese.
Difficile anche avere un monitoraggio preciso sui numeri. Adapt, l’associazione per gli studi internazionali sul diritto del lavoro, ha raccolto un centinaio di accordi sulla detassazione stipulati dal 2011; il ministero del Lavoro, ufficio della Consigliera nazionale di parità, ha invece registrato – su un migliaio di azioni monitorate nell’ambito di accordi aziendali – il 13% di misure su detassazione e produttività. Dal fronte sindacale, la Cisl, che sta completando la mappatura di 2.500 contratti di secondo livello, segnala che «oltre la metà prevede interventi che toccano i temi della produttività, anche se spesso abbinati ad azioni che riguardano altri ambiti». I contratti di secondo livello, infatti, possono disciplinare diverse materie, dal welfare aziendale alla sicurezza sul lavoro.
«Non credo che la detassazione del salario di produttività abbia funzionato bene – ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero -, quindi avere a disposizione delle risorse è importante (1,6 miliardi previsti dalla legge di stabilità all’esame della Camera, ndr), ma bisogna che siano finalizzate bene». Per questo il disegno di legge prevede un meccanismo selettivo a cui agganciare la detassazione del salario di produttività: si tratta di un nuovo dispositivo da definire entro il 15 gennaio 2013 sulla base di un accordo tra le parti sociali sui contratti di produttività. Senza intesa tra sindacati e imprese, la dote da 1,2 miliardi per il 2013 e di 400 milioni per il 2014 rientrerà nella sfera del miglioramento dei conti pubblici. E i prossimi giorni potrebbero essere decisivi per trovare un punto d’incontro tra le parti sociali.
L’attuale impianto della detassazione, del resto, presenta alcune pecche, a partire dal l’esclusione di tutte le Pmi non “sindacalizzate”, alle quali non rimane, per ora, che sperare nel l’esistenza delle intese territoriali sulla materia, per poter recepire i contenuti a livello aziendale. L’aspetto è molto delicato, anche perché non è mai stato definito in modo chiaro se il raggio d’azione del contratto territoriale sia aperto anche alle aziende non associate alle organizzazioni imprenditoriali che hanno firmato il “patto”.
L’accesso alle agevolazioni contributive – sconti fino a un massimo del 5% della retribuzione annua, con un tetto pari al 25% dell’aliquota – è, invece, consentito ai soli datori di lavoro che abbiano sottoscritto contratti di secondo livello. E sul punto bisogna comunque precisare che la riforma del lavoro (legge 92/2012) ha nuovamente disallineato il percorso della detassazione da quello della decontribuzione: infatti, quest’ultima, già per l’anno in corso è nuovamente vincolata agli stipendi previsti dai contratti di secondo livello, variabili e incerti nell’ammontare e nei pagamenti.
Le due misure sono inoltre autorizzate da provvedimenti distinti e gli sgravi contributivi per quest’anno dovranno attendere un decreto ministeriale attuativo, così come per il 2013.
Con l’attuale disciplina, non potendo né i datori di lavoro né i lavoratori conoscere a priori le regole del gioco, si rischia di mettere a repentaglio gli effetti positivi di politiche per incentivare la produttività.

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