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«Il rigore ha aggravato la crisi. Ma era necessario per risanare»

ROMA — «La produttività è la base per la crescita e l’occupazione, questa è la nostra prossima sfida, ancora più importante dello spread». Mario Monti ha incontrato ieri a Palazzo Chigi i leader sindacali, una settimana fa gli imprenditori. E a tutte le parti sociali il Professore ha mandato un messaggio chiaro. Non c’è tempo da perdere: «Entro un mese, prima del vertice europeo previsto ad ottobre, servono risultati concreti». In mattinata, intervenendo alla fiera Milano Unica, il premier aveva anticipato il suo pensiero argomentando che «ci aspettiamo, anzi esigiamo a nome del Paese e dei cittadini che imprese e sindacati facciano qualcosa di più». E aveva riconosciuto che «le nostre decisioni in parte hanno contribuito ad aggravare la crisi economica». «Solo uno stolto — ha aggiunto — può pensare di incidere su un male che dura da decenni senza causare nel breve periodo un peggioramento della situazione».
Nella trattativa sulla produttività il governo è pronto a fare da mediatore così come è pronto a «lavorare per cercare di ridurre il divario tra salario lordo e quello netto», ha spiegato Monti. Secca la risposta del segretario generale della Cgil Susanna Camusso: «La logica dei tempi è propaganda: i temi si affrontano e quando si trovano le soluzioni ci si confronta». Ha inoltre sostenuto che la «crescita non dipende dalle parti sociali ma da interventi sulla produttività di sistema, con forti e precise scelte di politica industriale». E ha proposto ancora una volta di detassare la tredicesima per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori. Più positivo il leader della Cisl Raffaele Bonanni secondo il quale «siamo disposti a lavorare insieme sugli elementi che ostacolano la maggiore produttività per alzare i salari ora troppo bassi». E al governo ha chiesto di «detassare gli accordi di produttività ripristinando gli sgravi fiscali» previsti e poi in parte sospesi dal precedente governo. Le reazioni sindacali sono state però opposte sul significato dell’incontro con l’esecutivo. Per Bonanni «si riapre la fase della concertazione e tutti i gufi contrari sono stati smentiti, oggi (ieri per chi legge) si è fatta una mossa importantissima e si prenderà una responsabilità grave chi si sottrarrà al confronto». Lettura completamente diversa quella della Camusso. «Il presidente del Consiglio — ha affermato al termine della riunione — ha apertamente detto che questa era una occasione di incontro ma che non si apre una stagione di concertazione». «Ci vogliono interventi sull’occupazione per evitare un preoccupante autunno caldo», ha sottolineato il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo che ha definito l’incontro «interlocutorio e deludente». Anche Monti nel faccia a faccia con il sindacato ha detto che il momento è «carico di tensioni e preoccupazioni» aggiungendo che stiamo passando «una fase molto dura della vita del Paese ma inevitabile per il risanamento». Il presidente del Consiglio nell’incontro con i sindacati ha evitato di affrontare il tema del cuneo fiscale, cosa che però ha fatto in mattinata a Milano. La produttività, ha ammonito ancora il premier, è aumentata persino nei Paesi come la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e la Spagna ma non in Italia. Per uscire da questo gap il Professore crede che la chiave sia la «modernizzazione delle relazioni industriali» e non la «moderazione salariale». Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, anche lui all’inaugurazione di Milano Unica, ha offerto l’idea di un «tavolo strategico per ripartire dalla politica industriale, e un piano nazionale per promuovere l’Italia all’estero».

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