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Il rientro dei capitali è legge minisanzioni a chi emerge via al reato di autoriciclaggio

Scatta l’operazione voluntary disclosure, cioè il rientro spontaneo dei capitali detenuti illegalmente all’estero e che potranno essere sanati pagando per intero le imposte, con sanzioni scontate, senza incappare in reati penali ma senza lo scudo dell’anonimato. Il provvedimento, lasciato in eredità da Letta-Saccomanni e ripresentato a Montecitorio dal Pd Marco Causi, ieri ha ottenuto il via libera definitivo dal Senato che non ha effettuato modifiche al testo. Diventa legge anche il reato di autoriciclaggio con pene fino ad 8 anni di reclusione.

Ora l’Agenzia delle entrate, che già ieri ha messo sul sito il modello per aderire all’operazione, dovrà pubblicare le istruzioni operative: a quel punto per mettersi in regola ci sarà tempo fino al 30 settembre del 2015. La massa di capitali detenuti all’estero dagli italiani è ingente: al netto dei 100 miliardi già «scudati» in passato, ci sono attualmente 150 miliardi nelle casse di banche straniere (soprattutto in Svizzera che ormai è ad un passo dalla firma dell’accordo sulla trasparenza bancaria con l’Italia). Se alla sanatoria aderisse il 20 per cento degli interessati rientrerebbero circa 30 miliardi. Su questa cifra si pagheranno in parte Irpef e Irap con le normali aliquote e in parte le tasse sui rendimenti: si calcola in sostanza che il gettito per l’erario potrebbe aggirarsi intorno ai 5-6 miliardi.
«La voluntary non è un condono, perché chi aderisce paga tutto, è una norma equilibrata », ha tenuto a sottolineare il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. «E’ proprio la volta buona», ha commentato il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Quanto costerà mettersi in regola? «Dipende da quanto è “antico” il momento originario della costituzione della provvista all’estero, se si dovranno sanare i capitali o solo i rendimenti e se il denaro detenuto all’estero deriva da una successione: in pratica si andrà dal 5 al 60 per cento circa», spiega Marco Cerrato, avvocato dello Studio Maisto. La fattispecie più diffusa è l’omessa compilazione a fini informativi del quadro «RW» dei capitali detenuti all’estero: in questo caso le sanzioni per ciascun anno ancora accertabile scendono da un range 3-30 per cento a seconda di paesi white e black list al solo 1 per cento del capitale. La somma potrà comunque essere molto alta perché gli anni da sanare sono almeno dieci, oltre i quali c’è la decadenza.
L’altra fattispecie è più grave e prevede anche reati penali: si tratta della dichiarazione infedele, omessa o fraudolenta, che ha consentito la costituzione della provvista in «nero» all’estero o derivata dai rendimenti: in questo caso il reato penale non è punibile, le tasse si pagano per intero e si pagano anche le imposte sui rendimenti dell’investimento. Inoltre si dovranno saldare sanzioni ridotte a un ottavo delle imposte evase e interessi di mora.
Nella nuova legge c’è anche la possibilità di sanare i capitali costituiti in nero in Italia: una sorta di ravvedimento “allargato”, con pagamento di imposte per intero e sanzioni, ma con la possibilità di sanare più anni rispetto al solo anno del normale ravvedimento operoso.
Infine il nuovo reato di autoriciclaggio. Chi si autodenuncia non sarà perseguito per il nuovo reato, limitatamente alle somme oggetto della collaborazione volontaria. Ma il reato entra a pieno titolo nel nostro codice penale: si prevedono due soglie di punibilità, carcere da 2 a 8 anni e multa da 5mila a 25 mila euro per chi, utilizza il denaro ostacolando l’individuazione della provenienza illecita. Non punibile, invece, chi destina il denaro in “nero” a «utilizzazione e godimento personale ».
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