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Il ricorso è in una strettoia

Ricorsi in Cassazione in una strettoia. Sono ridotti ai minimi termini i casi in cui si può contestare la motivazione della sentenza di merito. Anzi, si tratta di situazioni tanto patologiche da stimare eccezionali e residuali: quando nella sentenza non si trova traccia della motivazione (nel senso che non è proprio scritta); e quando la motivazione è incoerente (nel senso che contestualmente prima afferma e poi nega uno stesso fatto o una stessa valutazione).

La restrizione degli accessi al giudizio di legittimità è descritta dalla sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite civili, n. 19881/14, che approfondisce gli effetti della modifica all’articolo 360 del codice di procedura civile ad opera dell’articolo 54, del decreto legge 83/2012, convertito con modificazioni, dalla legge 134/12 (si veda ItaliaOggi del 23 settembre scorso).

Di fatto, scompare il ricorso in cassazione per difetto di motivazione.

Secondo le sezioni unite, infatti, la motivazione non sarà contestabile sempre, ma solo quando manca o è talmente sconclusionata da apparire assente.

Se la motivazione è scritta e se non è intrinsecamente incoerente, allora la sentenza, su questo punto, sarà inattaccabile.

Sfugge, invece, al giudizio di legittimità la motivazione insufficiente.

La motivazione potrà essere zoppicante o non perfetta in tutti i suoi passaggi logici, ma questo non basta a far ribaltare la pronuncia.

La corte di cassazione articola il vizio di motivazione superstite in quattro possibili figure: motivazione mancante, motivazione apparente, contrasto tra affermazioni inconciliabili, motivazione incomprensibile.

A questo risultato si è arrivati partendo dalla riformulazione dell’articolo 360, n. 5), codice di procedura civile, disposta con l’articolo 54, dl 83/2012, secondo cui è deducibile esclusivamente l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Questo comporta che la valutazione in cassazione della sentenza di merito deve essere contenuta nel minimo costituzionale: e cioè nel senso che, poiché la costituzione prevede che le sentenze siano motivate, allora la cassazione può e deve controllare almeno il rispetto del precetto costituzionale.

Insomma, come si legge nella pronuncia in commento, l’anomalia motivazionale denunciabile in sede di legittimità è solo quella che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante; da questo punto di vista il vizio è rilevante se attiene all’esistenza della motivazione in sé, come risulta dal testo della sentenza e prescindendo dal confronto con le risultanze processuali.

Invece non ha alcuna rilevanza il difetto di «sufficienza».

Possono essere denunciati alla Suprema corte, invece, la «mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico», la «motivazione apparente», il «contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili», nella «motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile».

Anche questa pronuncia finisce per agevolare la strada che porta alla riduzione dei gradi di giudizio.

Questo obiettivo si può raggiungere o direttamente abolendo le impugnazioni oppure introducendo filtri alla ammissibilità delle impugnazioni stesse.

La delimitazione a pochi casi del ricorso in cassazione rientra in quest’ultima impostazione e si aggiunge ai filtri alla proposizione dell’appello e alla introduzione di condizioni obbligatorie di procedibilità.

La sentenza, poi, analizza un altro tema e cioè l’omesso esame di un fatto decisivo. Si tratta del nuovo testo del n. 5) dell’articolo dell’art. 360 codice procedura civile, relativo al vizio specifico (denunciabile in cassazione) che concerne l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia).

La cassazione, nella pronuncia in commento, ha spiegato che l’omesso esame di elementi istruttori non integra di per se vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, anche se la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie; inoltre l’interessato deve indicare nel ricorso; il «fatto storico», il cui esame sia stato omesso, il «dato», testuale o extratestuale, da cui ne risulti l’esistenza, il «come» e il «quando» (nel quadro processuale) tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le parti, e la «decisività» del fatto stesso.

Le novità sopra descritte si applicano ai ricorsi contro sentenze depositate dopo l’11 settembre 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto 83/2012.

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