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Il richiamo di Bankitalia ai big, la battaglia degli immobili

ROMA — Prima l’avvertimento del governatore Ignazio Visco dal palco dell’assemblea dell’AssiomForex, poi le richieste degli ispettori della Vigilanza impegnati in verifiche a tappeto presso tutte le banche grandi e piccole. Adesso – finiti i controlli ed individuate caso per caso le cose da fare – una lettera, in arrivo, indirizzata agli istituti maggiori per sollecitare l’aumento del livello di accantonamenti. Per la Banca d’Italia, ottenere dal sistema creditizio il potenziamento delle difese anti-crisi è diventato un obiettivo primario, visto le forze che ha messo in campo. Il piano in tre tempi elaborato dalla Vigilanza prevede la verifica delle cifre dei bilanci con la riclassificazione dei crediti difficili, sofferenze e incagli, quindi la rettifica dei valori se necessaria ed infine l’adeguamento, cioè l’aumento, degli accantonamenti.
«Un numero crescente di imprese incontra difficoltà a rimborsare il credito. La prudenza che richiediamo nella valutazione dei crediti rappresenta un fattore di salvaguardia dell’integrità del capitale delle banche e concorre ad accrescere la fiducia dei mercati verso di esse», ha detto Visco al Forex. Fatto sta che dopo l’adozione di una maggiore «prudenza» nell’analisi sui prestiti difficili, la Vigilanza ha acceso il faro sui presidi posti dalle banche per far fronte alle possibili perdite ed in particolare sulle garanzie che assistono i finanziamenti, immobili in testa.
Quando però l’attenzione degli ispettori si è concentrata sugli immobili sono arrivate, forti, le proteste delle banche che questa volta non sono confluite nell’Abi, visto che il rapporto tra vigilante e vigilato è esclusivo e non socializzabile, anche se a Palazzo Altieri le discussioni si sono fatte sentire, seppure ai margini dell’ufficialità delle riunioni.
Il fatto è che la Vigilanza, pur mantenendo le regole risalenti al 2006 che prevedono obblighi di monitoraggio del valore degli immobili a garanzia ogni tre anni per quelli residenziali e ogni anno per i non residenziali, ha applicato per stabilire la congruità delle cifre il criterio della liquidabilità. La scelta di prendere in considerazione i tempi e i possibili ricavi della vendita dell’immobile dato in garanzia, tramite l’applicazione di un parametro matematico, risponde alle attuali difficoltà del settore dell’edilizia e soprattutto tiene conto del crollo delle compravendite che si è realizzato negli ultimi mesi. Ma dal lato delle banche tutto ciò potrebbe comportare anche grossi problemi di rettifica di valori, soprattutto nel caso di immobili magari di pregio che pur non avendo subito forti deprezzamenti sul mercato, non sono appetibili – per ubicazione o tipologia – in periodi di recessione. Senza contare che nel calcolo entra anche l’efficienza dei procedimenti giudiziari visto che, stando alle lamentele di alcune banche, gli ispettori della Banca d’Italia avrebbero chiesto ulteriori svalutazioni prevedendo che in caso di vendite forzate la prima asta sia destinata ad andare deserta. Accorgimento sensato ma sui reali diversi tempi di realizzo, tra una regione ed un’altra, legati alla rapidità o alla lentezza dei procedimenti i giudiziari, è sorta un’altra polemica. Insomma il dibattito e le difficoltà aumentano con l’avvicinamento della stagione dei bilanci che dovrebbero riprodurre i richiami della Banca d’Italia.
Nel frattempo le banche muovono anche altre leve per evitare che la crisi dell’edilizia continui a sfornare rettifiche di valore. In questo caso è l’Abi a tirare le fila perché si tratta di un’azione coordinata, con iniziative da concordare anche con l’Ance, per riattivare il mercato dei cover bond e per far ripartire la raccolta a medio e lungo termine, quella che serve per far fronte ai mutui.

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