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Il riavvio degli incentivi favorisce le auto a metano

È questa la traduzione pratica delle modifiche introdotte dal ministero dello Sviluppo economico alle regole di ripartizione dei fondi per il bonus. Le novità sono contenute nel decreto firmato dal ministro il 3 aprile scorso e atteso per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni, per entrare in vigore martedì prossimo, 6 maggio (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
Lo scopo del ministero era garantire che i fondi a disposizione venissero spesi nella misura più elevata possibile, dopo che il 2013 si è chiuso con ben 31 milioni di euro avanzati su una dotazione finanziaria di 50 milioni per lo stesso anno. Il problema sta nel fatto che metà dei fondi era riservata all’acquisto di veicoli da utilizzare come beni strumentali da parte di imprese, artigiani e professionisti, che però di fatto non possono fruirne perché la norma che istituiva gli incentivi (Dl 83/2012, articoli 17-bis, decies, undecies e terdecies) subordina per loro il bonus alla rottamazione di un altro vecchio veicolo, cosa rara in quest’ambito.
Non riuscendo a rimuovere questo vincolo di legge, si è valutato che il modo più efficace per ridurre la quota non spesa fosse – oltre che aumentare al 50% la quota dei fondi accessibile anche ai privati cittadini e per la quale non è necessaria la rottamazione – proprio quello di favorire il metano.
Ciò emerge dal fatto che nel Dm in corso di pubblicazione, della parte di fondi accessibile anche ai privati, ben il 70% (cioè il 35% delle risorse complessivamente disponibili per il 2014) va a finanziare l’acquisto di veicoli con emissioni di CO2 compresa tra 51 e 95 g/km. Questa categoria è quella intermedia tra quelle incentivate dalla legge e la sua maggioranza è costituita – almeno dal punto di vista commerciale – proprio da modelli a metano. Il gas naturale, infatti, consente di abbassare le emissioni di CO2 di un motore del 20% e oltre rispetto alle corrispondenti versioni a benzina e a Gpl dello stesso propulsore.
Il restante 30% dei fondi accessibili anche ai privati è stato destinato ai veicoli che emettono fino a 50 g/km, che sono sostanzialmente solo elettrici e, in misura minore, ibridi.
In teoria, la legge consente di incentivare veicoli che emettono fino a 120 g/km, ma nella ripartizione 2014 nessuna risorsa è andata ai veicoli con emissioni comprese tra 96 g/km e 120. In termini commerciali, ciò significa che vengono penalizzati i modelli a Gpl.
Va ricordato che gli incentivi spettano solo ai veicoli definiti dal Dl 83/2012 «a basse emissioni complessive», che sono elencati al comma 2 dell’articolo 17-bis. Sono gli elettrici, gli ibridi (benzina+elettrico o diesel+elettrico), a Gpl, a metano, a biometano, a biocombustibili e a idrogeno.
Di fatto, i veicoli a Gpl e quelli a metano possono funzionare anche a benzina (la legge non impone il funzionamento esclusivo a gas). Biometano, biocombustibili e idrogeno, invece, sono praticamente inesistenti in Italia e certamente non sono questi incentivi, con la loro dote limitata, a favorirne la diffusione.
L’entità del bonus statale per ciascun veicolo dev’essere pari allo sconto praticato dal venditore. Nel 2014, per i veicoli fino a 50 g/km, può arrivare sino al 20% del prezzo di acquisto (nel limite di 5mila euro); tra i 51 e i 95 g/km, il limite massimo del contributo scende a 4mila euro. Nel 2015, salvo modifiche legislative, quote e limiti si abbasseranno.

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