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Il restyling Istat non cambia il Pil ma migliorano deficit e debito

Con il nuovo Pil, recentemente ricalcolato anche grazie a droga e prostituzione, migliora il deficit, scende il debito ma non cambia l’entità della caduta: – 1,9% nel 2013. Secondo i calcoli effettuati dall’Istat in base al sistema europeo dei conti da poco adottato dall’Italia, il rapporto deficit-Pil 2013, una variabile- chiave per il governo, si ferma al 2,8%, invece che al 3,0% delle precedenti stime. Si restringe il «buco», insomma, circostanza utile per il dibattito sui conti in sede Ue. In valore assoluto l’indebitamento netto si riduce di circa 2 miliardi. Rispetto ai dati diffusi a marzo, calcolati col vecchio metodo, il livello del Pil nominale 2013 è stato rivisto al rialzo del 3,8%. L’altro aspetto della stessa riforma riguarda il debito pubblico: con i nuovi calcoli si attesta al 127,9% del Pil, da 132,6%. Cambia infine la stima della pressione fiscale 2013, passata al 43,3% dal 43,8% (-0,5%): secondo la Cgia, quella reale, sarebbe però al 49,4%. L’avanzo primario (al netto degli interessi) in rapporto al Pil risulta del 2,0%, in calo di 0,2 punti.
Il restyling del Pil: ci sono voluti due anni di lavoro per armonizzare i conteggi alle nuove regole Ue, (Sec2010, in gergo tecnico). Sono state sfruttate inedite basi per i dati, è stato ampliato il perimetro di ciò che è pubblica amministrazione. E — appunto — sono state inserite nella stima certe attività illegali che hanno fatto discutere, a cominciare da droga, prostituzione e contrabbando di sigarette, capaci di contribuire alla rivalutazione per un punto percentuale. A quest’area grigia è stato assegnato un valore di 15,5 miliardi (compreso l’indotto della produzione di beni e servizi leciti). S’è anche calcolato che la combinazione tra sommerso e illegalità valesse circa 200 miliardi. Il rimbalzo attuale, comunque si deve anche all’esclusione dalle stime delle operazioni sui derivati. Al dunque tuttavia, se letto nella sua globalità, il ricalcolo non ha cambiato il profilo dell’anno appena passato, durissimo per l’economia nazionale.
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