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Il restyling dà più armi contro le crisi aziendali

Aumentano gli strumenti per superare le crisi di impresa. Li ha introdotti il decreto legge sviluppo (83 del 2012), che ha modificato la legge fallimentare (regio decreto 267 del 1942) per favorire la continuità aziendale. Le disposizioni si applicano ai procedimenti di concordato preventivo e per l’omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti introdotti dal trentesimo giorno dopo quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ora all’esame in prima lettura della Camera.
Il decreto (articolo 33), in primo luogo, permette all’imprenditore in difficoltà di proporre il ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato e, solo in seguito, presentare la proposta, il piano e la documentazione (si veda il servizio pubblicato in basso); si precisa poi che il piano deve contenere la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta. Inoltre, il decreto sviluppo introduce una disciplina ad hoc – articolo 186-bis della legge fallimentare – per il piano di concordato che preveda la continuità aziendale: che mira a non escludere tout court dagli appalti le imprese sottoposte a concordato ma con possibilità di mantenere una continuità aziendale; e dà così a queste imprese una boccata d’ossigeno rispetto alla chiusura decisa dal decreto salva-Italia (201 del 2011) che aveva equiparato il concordato preventivo al fallimento, con l’esclusione dagli appalti.
La nuova procedura
Il concordato con continuità aziendale ricorre quando il debitore prevede la prosecuzione del l’attività di impresa, o la cessione dell’azienda in esercizio, o il conferimento dell’azienda in esercizio in una o più società, anche di nuova costituzione. In questi casi è ammesso che il piano individui da subito la liquidazione dei beni non funzionali all’esercizio dell’impresa.
Per presentare un concordato con continuità aziendale è necessario che siano soddisfatte alcune condizioni. Intanto, il piano deve contenere una analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività di impresa, delle risorse finanziarie necessarie e delle modalità di copertura. Inoltre, la relazione del professionista – prevista dall’articolo 161, comma 3, della legge fallimentare – deve attestare che la prosecuzione dell’attività di impresa sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori. È questo un aspetto delicato, sul quale di certo si incentrerà l’interesse della dottrina, ma sarà la giurisprudenza a indicare se la funzionalità possa essere in qualche modo neutralizzata, nel senso di ritenere sufficiente che la prosecuzione non sia dannosa per i creditori.
L’articolo 186-bis, lettera c), della legge fallimentare precisa poi che il piano possa prevedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, a meno che non sia prevista in tempi anticipati la liquidazione dei beni sui quali sussista la causa di prelazione.
Inoltre, a meno che non sia il debitore a chiedere di sciogliersi dai contratti pendenti (come permette il nuovo articolo 169-bis della legge fallimentare, anche questo introdotto dal decreto sviluppo), per effetto del l’apertura della procedura non si risolvono i contratti, anche se stipulati con le pubbliche amministrazioni. In particolare, questi ultimi non cadono se il professionista-attestatore abbia confermato la conformità al piano dei contratti e la ragionevole capacità di adempimento. Inoltre, della continuazione di questi contratti può beneficiare, se sussistono le altre condizioni richieste dagli appalti pubblici circa i requisiti soggettivi, anche la società cessionaria o conferitaria dell’azienda o dei rami di azienda alla quale i contratti siano trasferiti.
Per gli appalti
Rispetto agli appalti, non solo l’ammissione al concordato preventivo non impedisce di proseguire i contratti già esistenti con la Pa, ma non blocca neppure la partecipazione a nuove procedure di assegnazione. Occorre però che: la relazione del professionista-attestatore confermi la compatibilità del piano con l’appalto e la ragionevole capacità di adempimento del contratto; vi sia la dichiarazione di un altro operatore con tutti i requisiti richiesti dalla stazione appaltante, il quale si impegni verso quest’ultima a mettere a disposizione e a garantire il subentro all’occorrenza nell’appalto se il debitore concordatario avesse delle debacle o se la procedura degradasse a fallimento durante l’esecuzione dell’appalto. Si applica l’articolo 49 del Codice degli appalti (decreto legislativo 163/2006) che consente, appunto, la partecipazione all’appalto di chi non ne avrebbe i requisiti se può garantire la conformità della prestazione richiesta con l’intervento di un ausiliario (detto avvalimento).
Come conseguenza delle possibilità offerte, per le gare d’appalto, l’impresa in concordato può partecipare a un raggruppamento temporaneo di imprese, con l’unico limite di non rivestire la qualità di impresa mandataria. In questo caso la garanzia del buon esito delle prestazioni richieste dalla stazione appaltante può essere resa da qualsiasi operatore che faccia parte del raggruppamento.

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