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Il «reshoring» fa crescere i distretti

Nel biennio 2015-2016 l’economia dei distretti crescerà del 3,2% annuo grazie al contributo dell’innovazione e del reshoring. A stimarlo è il rapporto di Intesa Sanpaolo sull’economia dei distretti industriali.

Attesa, annunciata e rimandata da anni, la ripresa economica è ormai una realtà per le imprese dei distretti industriali italiani, che hanno ripreso a crescere (dell’1% circa) già nel biennio 2013-2014, mentre le imprese non distrettuali ancora registravano un lieve arretramento. E che – secondo le stime contenute nel settimo rapporto sull’economia e finanza dei distretti industriali di Intesa Sanpaolo – rafforzeranno nel prossimo biennio tale crescita, con un incremento medio annuo del 3,2%, tanto da recuperare quasi completamente, già alla fine del 2015, i livelli di fatturato del 2008, per poi superarli nel 2016. Obiettivo per il quale il manifatturiero italiano nel suo complesso dovrà invece attendere almeno fino al 2018.
A rendere più dinamiche le imprese distrettuali (oltre 12mila quelle analizzate dal rapporto, dislocate in 144 distretti in tutto il Paese) sono soprattutto la maggiore capacità di fare innovazione (rappresentata dal numero di marchi e brevetti registrati), di esportare e di fare investimenti all’estero, come ha spiegato Gregorio De Felice, chief economist dell’istituto di credito. Il rapporto dell’istituto bancario non solo smentisce la tesi di una crisi strutturale dei distretti, ma mette inoltre in evidenza la loro maggiore competitività rispetto alle aziende non distrettuali. La crisi ha certo colpito duramente anche i distretti e tuttavia, questi hanno dimostrato una maggiore tenuta e un recupero più rapido, grazie in particolare alla maggiore presenza sui mercati esteri: basti pensare che, tra gennaio e settembre del 2014, l’export dei distretti italiani è cresciuto del 3,5% (rispetto allo stesso periodo 2013), ovvero oltre la media dell’industria manifatturiera non solo italiana (+1,6%), ma anche tedesca (+2,1%). Tra il 2008 e il 2013 è stato inoltre più intenso il rafforzamento patrimoniale delle imprese distrettuali (+10,8%, contro l’8,2%), così come la propensione a investire in ricerca, con un «gap» del 6,3%, rispetto alle aziende non distrettuali, per numero di brevetti registrati negli ultimi cinque anni.
Restano alcune criticità, ha sottolineato De Felice, a cominciare dal differenziale di redditività e crescita tra imprese (con le grandi che corrono e le piccole che arrancano). Ma nel complesso le aziende distrettuali avrebbero le carte in regola per cogliere quella serie di «circostanze favorevoli alla ripresa» illustrate da De Felice: basso costo dell’energia; avanzamento delle riforme strutturali; migliorato assetto istituzionale in tutta Europa; avvio di una politica monetaria espansiva da parte della Bce.
«Il consolidamento della ripresa dipenderà soprattutto dalla attitudine degli investimenti internazionali», ha commentato l’amministratore delegato della banca, Carlo Messina, che ha parlato di «un anno di svolta vera, con tassi di crescita visibili». E proprio la crescita di interesse da parte dei capitali esteri per i distretti è una delle novità che emerge dal rapporto di quest’anno e che potrebbe portare a un loro ulteriore rafforzamento, soprattutto sul piano commerciale. Altro elemento di novità sono gli «evidenti segnali di processi di re-shoring», ovvero di rientro nei territori distrettuali di produzioni in precedenza trasferite all’estero. «Al momento si tratta di fenomeni legati soprattutto alle produzioni di qualità e legate al brand made in Italy», ha spiegato il responsabile Ricerca industry&banking di Intesa Sanpaolo, Fabrizio Guelpa. In particolare, dunque, i distretti del sistema moda, ma non mancano i casi nella meccanica, dalle macchine agricole (si veda articolo in basso) a quelle per imballaggi.

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