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Il rendimento dei BoT vola al 3,53%

di Isabella Bufacchi

Vola il rendimento nell'asta dei BoT semestrali e dei CTz a due anni, per colpa dei tentennamenti del Governo Berlusconi sulle nuove misure per sviluppo e rigore di bilancio da presentare in Europa, per l'instabile situazione politica italiana ma soprattutto per lo stallo europeo sui dettagli del piano di salvataggio dell'euro. Ma vola, alta, anche la domanda sul rischio-Italia nella stessa asta, a conferma che i titoli di Stato sono e restano appetibili e che la copertura del rifinanziamento del debito pubblico non è lontanamente in discussione.

I BoT semestrali (si veda tabella a pag. 43) sono stati venduti al 3,535%, un rendimento che non si vedeva dal settembre del 2008 con un'impennata dello 0,46% rispetto all'offerta di settembre già molto elevata al 3,07 per cento. Le richieste per questi Buoni, collocati per 8,5 miliardi contro gli 8,525 in scadenza, sono arrivate a 13,3 miliardi con un rapporto di copertura di 1,5 volte che è stato considerato dai traders buono in queste circostanze anche se inferiore alle 1,7 volte del mese scorso. Giuseppe Maraffino di Barclays capital ha fatto notare che il differenziale tra il tasso medio ponderato (3,535) e il tasso massimo (3,555) è stato di soli 2 centesimi, molto stretto (in altre aste ad alta tensione era salito tra i 10 e i 20 centesimi), dimostrando la solidità della domanda.

Dopo l'asta i titoli sono stati scambiati sul secondario a fronte di ulteriori richieste, segnalando un interesse genuino delle tesorerie delle banche, dei fondi monetari e degli investitori alla ricerca di un parcheggio remunerativo della liquidità: i BoT rendevano ieri 280 punti sopra il tasso overnight Eonia (0,72%), uno spread elevatissimo tenuto conto che i BuBill tedeschi per la stessa durata rendono lo 0,30 per cento.

Quando messa a confronto con l'asta delle Letras spagnole a sei mesi di martedì collocate al 3,30% (+ 0,64% sull'emissione di settembre), anche l'offerta dei BoT risulta travolta alle stesse turbolenze del mercato dei titoli di Stato periferici, dovute alle divergenze tra i 17 (su fondo salva-Stati, Grecia e ricapitalizzazione delle banche europee) e ai tempi lunghi di qualsiasi nuovo strumento che dovrà essere messo in campo per salvaguardare il futuro dell'euro.

L'incertezza che ha attanagliato i mercati alla vigilia del vertice dei capi di Stato e di Governo di mercoledì, dopo un inconcludente summit domenicale e il rinvio di Ecofin ed Eurogruppo a data da destinarsi, ha compromesso le aste a brevissimo termine spagnole e italiane. E ha contribuito a far lievitare i rendimenti dei CTz che ieri sono stati assegnati per 2 miliardi contro i 4 richiesti al 4,628% con un aumento dello 0,117% rispetto al mese precedente.

I prezzi dei BoT e dei CTz hanno iniziato a calare il giorno precedente all'offerta: i traders abbattono i rendimenti sul secondario pre-asta perchè rappresentano il parametro di riferimento sul quale viene fissato il tasso di assegnazione. In condizioni di mercato normali, il Tesoro riesce a spuntare un rendimento inferiore a quello segnalato sul secondario: in giornate come ieri, i BoT si sono dovuti allineare al secondario, registrando concessioni di prezzo consistenti, nell'ordine dei 18 centesimi. Stessa sorte era toccata all'asta delle Lettras, vendute per 2,1 miliardi, con concessioni fino a 25 centesimi.

L'andamento dei rendimenti sul secondario ieri è peggiorato per il rischio-Italia su altre scadenze sulla parte della curva a breve-medio termine, quelle che non vengono aiutate direttamente dagli acquisti della Bce. I BTp con vita residua di 2, 3 e 5 anni sono saliti rispettivamente al 4,80%, 5,14% e 5,61% con spread sopra gli Schatz e Bobl ben sopra quota 400 punti. Il BTp decennale è rimasto nell'orbita del 5,90%-5,95%, con uno spread sul Bund a quota 388 punti. Intanto in questo clima di incertezza Fitch rilancia l'allarme sull'Italia e minaccia: «Senza crescita, il rating è a rischio».
 

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