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Il registro torna a casa

Il registro dei revisori legali tornerà a casa dei commercialisti. Con un impegno che è arrivato formalmente ieri dal presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili Gerardo Longobardi, la categoria si prepara a dare battaglia al ministero dell’economia per riportare a casa uno strumento che il Cn, numeri alla mano, ha gestito dal 2006 al 2012 (anno in cui è stato affidato alla Consip) in modo efficiente ed economico, anche per le casse dello stato.

Ma non solo registro perché nella sua relazione all’assemblea di ieri alla presenza di 125 ordini su 144, dove il riferimento all’unità della categoria evitando «scissioni» è stato più volte sottolineato, Longobardi ha affrontato diversi temi, da quelli più legati alla politica interna fino alle questioni afferenti direttamente all’esercizio della professione di commercialista.

Uno dei temi più spinosi all’ordine del giorno quello della riorganizzazione degli ordini territoriali, si parla di 54 organismi tra quelli in via di soppressione e altri che subirebbero un ridimensionamento o un allargamento della propria base, aperta all’indomani della soppressione di alcuni tribunali (dlgs 155/12). Una questione sul tavolo del ministero della giustizia da circa due anni e che per qualcuno si legherebbe alla richiesta, negata da Longobardi e osteggiata da diversi presidenti, da parte del Cn di prorogare il mandato di consiliatura ridottosi di quasi due anni per via del commissariamento. In attesa comunque che alla giustizia si prenda finalmente una posizione, a oggi sembra esserci solo una certezza: gli ordini resteranno in vita fino alla naturale scadenza del mandato, cioè fine 2016. Nel frattempo ha rassicurato «ci impegneremo per tenerli in vita», anche perché «non hanno alcun obbligo di sciogliersi». E sempre per fine mandato l’impegno, non semplice, di riportare sotto la gestione del Cn il registro dei revisori, dal 2012 in mano al Mef. Dal 2006 e per sei anni l’elenco dei revisori è stato tenuto da una società del Cn (ora dismessa) che garantiva una gestione tempestiva, basti pensare che un clic ha sostituito la consultazione di Gazzette Ufficiali, ma pure economica visto che nell’arco di tempo il Cn ha versato alla giustizia circa 9 milioni di euro. Ecco perché ha detto Longobardi «dimostreremo con i numeri che il Cn può gestire il registro in modo efficace e che deve tornare sotto la nostra tutela». In tema di adempimenti e di scadenze fiscali invece è stato ricordato l’incontro per il prossimo 8 luglio con il viceministro dell’economia Luigi Casero «per la convocazione di un tavolo tecnico finalizzato a semplificare le procedure e rendere più facile la vita dei commercialisti». Per armonizzare invece il ginepraio di norme a livello territoriali, il presidente dei commercialisti ha inoltre annunciato l’imminente firma di un protocollo di intesa con l’Agenzia delle entrate per rendere uniformi i comportamenti di agenzie locali e ordini in tutto il territorio. E infine due azioni a tutela della categoria e in particolare dei ragionieri: la prima riguarda il decreto che stabilisce i requisiti per l’iscrizione degli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento che ha escluso di fatto questi professionisti e contro il quale la categoria ha proposto un ricorso che sarà discusso nel merito il 14 ottobre, il secondo è relativo alla delega fiscale che ridisegna in parte l’architettura del contenzioso tributario che ha allargato impropriamente la platea dei professionisti chiamati alla difesa, dimenticando però i ragionieri, inserendo invece gli esperti contabili che per legge non ne sono competenti. «La speranza», ha chiuso infine Longobardi, «è che si tratti solo di una svista a cui si ponga rimedio al più presto».

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