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Il registro non contesta l’abuso

L’operazione di conferimento d’azienda in una nuova società con successivo trasferimento a terzi delle partecipazioni non rappresenta un’ipotesi di abuso del diritto o di elusione ai fini dell’imposta di registro. E a tali fini non è invocabile l’articolo 20 del Dpr 131/1986 secondo cui «l’imposta è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente». Inoltre il termine di decadenza entro cui è possibile recuperare l’imposta è di tre anni decorrenti dagli atti riqualificati (nel caso specifico dal conferimento riclassificato come cessione). A precisarlo la Ctr Lombardia con la sentenza 32/20/12 (le stesse conclusioni sono state raggiunte anche dalla sentenza 68/24/12).
La vicenda oggetto della controversia si innesta nel solco dei casi in cui l’amministrazione finanziaria ha utilizzato in chiave antielusiva l’articolo 20 del Dpr 131/1986 (Testo unico del registro) e ha richiamato anche il principio di creazione giurisprudenziale dell’abuso del diritto. Sulla base di queste premesse contesta le operazioni di conferimento di azienda in una società con successiva cessione a terzi delle partecipazioni di quest’ultima. Operazioni che – singolarmente considerate – scontano l’imposta di registro in misura fissa di 168 euro. In situazioni simili, il fisco ritiene che la fattispecie vada riqualificata come una cessione diretta d’azienda da assoggettare a imposta proporzionale (in misura che varia dal 3% al 15% a seconda dei beni trasferiti e, se tra questi beni vi sono immobili, l’imposta catastale in misura dell’1% e quella ipotecaria in misura del 3% per gli strumentali e del 2% per gli altri).
A rendere tali operazioni e le relative contestazioni assai numerose ha contribuito in modo decisivo la circostanza che sono state “incentivate” dalla previsione dell’articolo 176 Tuir, che le ha espressamente escluse dall’ambito di applicazione della normativa antielusiva operante nell’ambito dell’imposizione sul reddito (articolo 37-bis del Dpr 600/73).
La circolazione di un complesso aziendale può avvenire non solo tramite la diretta cessione a terzi (asset deal), ma anche mediante il ricorso a strumenti alternativi (si parla di circolazione “indiretta” del complesso aziendale, o di share deal) che consistono:
– nella cessione delle partecipazioni della società che possiede il complesso aziendale;
– nel conferimento del complesso aziendale seguito dalla cessione delle partecipazioni ricevute;
– e nella scissione della società contenitore con cessione delle partecipazioni della scissa (dove il complesso aziendale rimanga a quest’ultima) o della beneficiaria.
Secondo i giudici d’appello non è possibile sindacare ai fini del registro «la finalità economica di una serie di atti correlati come è previsto dall’articolo 37-bis del Dpr 600/1973» perché manca «nel sistema dell’imposta di registro una norma antielusiva generale», non potendo a tal fine sopperire l’articolo 20 del Dpr 131/1986. Tale disposizione, infatti, guarda solamente alle finalità giuridiche delle operazioni (circostanza derivante dal fatto che il registro è un’imposta d’atto).
Inoltre la Commissione regionale ha respinto l’appello del l’amministrazione finanziaria sul la base di un’altra considerazione. L’ufficio, infatti, ha notificato l’avviso di liquidazione oltre il termine di tre anni (stabilito dall’articolo 76 del Dpr 131/1986 a pena di decadenza), che decorre dalla presentazione degli atti alla registrazione.

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