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Il registro con contraddittorio

Registro, gli avvisi di rettifica e liquidazione emessi a seguito della riqualificazione degli atti presentati a registrazione ai sensi dell’art. 20 del dpr 131/1986 (Testo unico imposta di registro cosiddetto Tur) sono nulli se non preceduti da un contraddittorio tra ufficio e contribuenti, ciò anche se tale disposizione non può essere qualificato quale norma antielusiva. Questo quanto affermato dalla Ctr di Milano nella sent. n. 5114/XIX/2015 del 26.11.2015.

Il caso all’attenzione dei giudici

Con l’atto impugnato, l’Agenzia delle entrate, aveva considerato come fattispecie unitaria una serie di operazioni oggetto di più atti registrati, pretendendo dal contribuente il pagamento di una maggiore imposta di registro proporzionale in luogo dell’imposta fissa pagata in sede di registrazione di ciascun atto. In particolare i contribuenti avevano registrato una serie di atti con i quali dapprima costituivano una newco, poi ne aumentavano il capitale sociale mediante il conferimento di ramo d’azienda di altra società e infine cedevano le quote della newco ad altro soggetto. A detta dell’ufficio tali operazioni erano riconducibili ad un’unica fattispecie avente come effetto giuridico la cessione di ramo d’azienda. Per l’effetto, quindi, l’amministrazione, in virtù dell’art. 20 del Tur che consente all’ufficio di applicare l’imposta di registro «secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati a registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente», accertava una maggiore imposta di registro, dovuta in misura proporzionale, in relazione alla riqualificata fattispecie.

L’art. 20 e la fattispecie di abuso-elusione

Nella sentenza, la Commissione, richiamando una precedente decisione della Cassazione (sent. n. 15319/2013) ha affermato che l’art. 20 del Tur «non è una norma che ha natura elusiva». Questo peraltro è stato recentemente evidenziato dallo Studio 151-2015T del Consiglio nazionale del notariato, nel quale analizzando la nuova fattispecie di abuso elusione di cui all’art. 10 bis della L. 212/2000 è chiarito che «la nuova disciplina dell’art. 10 bis assorbe in se qualsivoglia contestazione in termini di abuso del diritto e di elusione fiscale rispetto a tutti i tributi» e che pertanto l’art. 20 Tur deve essere ricondotto «nel suo alveo originario, scevro di qualsiasi natura antielusiva e circoscritto all’interpretazione degli atti». Spesso in passato, sia la giurisprudenza sia l’amministrazione, avevano riconosciuto a tale disposizione una funzione antielusiva in virtù della quale l’ufficio poteva effettuare una valutazione economica delle operazioni oggetto degli atti registrati ai fini della corretta liquidazione dell’imposta di registro. Questo nonostante dal testo della norma, il potere di rettifica sarebbe dovuto essere circoscritto alle sole pretese relative ad errate interpretazioni degli atti o delle disposizioni negoziali per difformità rispetto al titolo o alla forma dell’atto registrato (cfr. Studio notariato).

Il preventivo contraddittorio

Nonostante il carattere non antielusivo dell’art. 20 del Tur, i giudici hanno affermato, che gli avvisi di rettifica e liquidazione emessi in ragione del potere di riqualificazione degli atti registrati previsti da tale norma, devono essere preceduti da un contraddittorio preventivo. Infatti da un lato lo Statuto dei diritti del contribuente «cristallizza in termini generali la necessità del contraddittorio» dall’altro il procedimento tributario è un procedimento amministrativo il quale soggiace anche ai principi comunitari tra cui quello del contraddittorio. Per tale ragione la Commissione ha annullato l’atto impugnato in quanto non preceduto dalla preventiva richiesta di chiarimenti.

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